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Il World Congress of Families – che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo – ha scatenato polemiche anche all’interno della stessa maggioranza di governo, tra chi difende le istanze dell’evento mondiale legato al concetto di famiglia tradizionale e chi non ne recepisce le posizioni più estreme.
Jacopo Coghe, vicepresidente del WCF, è intervenuto ai microfoni di Non è Fiorello per puntualizzare innanzitutto la questione relativa al patrocinio del Governo.

“Tra i relatori ci sarà anche il ministro della famiglia Fontana e, proprio al suo ministero abbiamo chiesto il patrocinio. Non avendo però alcun simbolo rappresentativo, abbiamo chiesto e ottenuto di poter esporre quello della presidenza del Consiglio. Ci tengo però a sottolineare che il patrocinio è esclusivamente quello del ministero della famiglia”.
Le polemiche di questi giorni, legate soprattutto alle posizioni su temi come aborto e omosessualità, per Jacopo Coghe non hanno motivo d’esistere.

“Noi non chiudiamo le porte a nessuno: il congresso non parlerà di omosessualità e non vogliamo vietare a nessuno di vivere la propria vita come meglio crede: siamo tutti fratelli e non vogliamo mettere in campo discriminazioni di alcun tipo. Crediamo solo che la famiglia sia quella dettata dalla costituzione, fondata sul matrimonio. Tutto il resto non è famiglia nè matrimonio visto che parliamo di unioni civili. E’ la legge che lo dice. Chiediamo che la famiglia sia tutelata senza voler discriminare nessuno, serve una nuova cultura e una nuova politica economica legate alla famiglia.
Senza questo punto cardine – ha aggiunto il vicepresidente del WCF – l’Europa non avrebbe ragione d’essere. Mi stupiscono tutte queste polemiche da parte dei 5stelle, del Pd e delle associazioni LGBT, che abbiamo anche invitato al congresso. Nessuno ci ha invitati in tv per confrontarci con Di Maio e smentire le sue buffonate, ma non vogliono ascoltarci. Parlando di aborto, ad esempio, non capiamo perchè si prenda in considerazione solo la seconda parte della legge 194, quella che tratta di interruzione di gravidanza e si tralasciano i primi cinque articoli, che tutelano la donna e la vita nascente. Noi crediamo che l’aborto sia un’estrema ratio, vogliamo informare le donne di tutte le altre possibilità che ha”.
Al centro del dibattito del World Congress of Families sarà il ruolo del bambino e la difesa dei suoi diritti.

“Non ci sentiamo affatto minacciati come famiglie composte da uomo e donna, il problema è legato alle persone più deboli, ossia ai bambini. Crediamo che ogni bambino abbia diritto a una mamma e un papà, a una figura maschile e una femminile. Lo scopo di due persone che si sposano è quello di mettere al mondo un bambino.
Ognuno faccia quello che vuole a casa sua, ma nessuno tocchi i bambini”.

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