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Warrior Cross: allenamenti durissimi che non lasciano spazio alle parole

 

“Namo”, “famo” e “spaccamo”. Tutti si vantano di qualcosa. Un’amicizia altolocata, una conquista da urlo, un acquisto fuori dal comune. O un’azione particolarmente coraggiosa. Anche nello sport, come nella vita quotidiana, di imprese da leoni o di sforzi sovraumani spesso narrati sono piene le nostre orecchie. Ma, da qualche anno, quelle realtà che restavano segrete nelle nostre immaginazioni o in qualche palestra sono venute fuori con il proliferare di sport particolarmente duri.

Dal CrossFit al Warrior Cross

Nelle arti marziali sono arrivate da ogni parte del mondo forme di combattimento particolarmente dure. Però sono adatte a poche persone. Invece, negli sport funzionali il primo vero boom si è creato intorno al mondo del CrossFit, che da anni ha visto un proliferare di atleti di ogni fascia di età e ceto sociale.  Centinaia di migliaia sono infatti le persone nel mondo che dal 2000 ad oggi hanno iniziato a praticare questa disciplina. «Il CrossFit è adatto quasi a chiunque. Tanto a persone anziane con malattie cardiache quanto a “fighter da gabbia», sostiene infatti il suo creatore, l’ex Navy Seal Greg Glassman. Da qualche anno però il CrossFit si è visto abbandonare da una buona parte dei suoi praticanti per una disciplina, da poco inserita ufficialmente negli sport estremi, il Warrior Cross.

Una disciplina dove le parole non contano niente

Ex lottatori, ex rugbisti, ex pugili o combattenti di MMA, ed ovviamente ex amanti del CrossFit, si sono lasciati affascinare da una disciplina ancora più estrema, non soltanto negli allenamenti ma anche per il fatto che le competizioni vengono svolte solo all’aperto, che faccia caldo, pioggia o neve. Il Warrior cross ha, anche per questa particolarità, ristretto ancora di più il campo dei “namo, famo e spaccamo”. È una disciplina dove le parole non hanno mai messo piede, lasciando il campo solo e soltanto ai fatti. Gli allenamenti sono durissimi, praticati non con i pesi di una normale palestra ma con tutto ciò che possa essere pesante o difficoltoso da maneggiare. Ad esempio, i ferri arrugginiti, i copertoni dei camion e le bombole del gas. La resistenza fisica viene portata all’estremo con sessioni che non prevedono alcun momento di riposo per poter provare a portare a compimento i 30/40 minuti di una gara standard.

 Il campione Manuel Schollmeier

«Il crescente interesse verso questa disciplina ha portato la federazione a dividere sia gli uomini che le donne in categorie. E nel tempo sono nate anche ulteriori categorie per i primi praticanti non ancora professionisti», ci dice Manuel Schollmeier, campione italiano dei pesi massimi per ben 9 volte e ideatore di questa durissima disciplina. Manuel 54 anni, una montagna di muscoli di acciaio, figlio di Cristian a 13 anni già campione di nuoto, recentemente scomparso, che oltre a dei valori granitici ha sicuramente lasciato al figlio il Dna del campione, ha passato la sua gioventù sportiva sui campi di football americano, dove ha praticamente vinto tutto.

L’adrenalina e il bisogno di allenamenti duri

«Quando ho dovuto lasciare per motivi di età sentivo l’adrenalina e il bisogno di allenamenti particolarmente duri. Ho provato ogni tipo di sport estremo ma non riuscivo a placare questa esigenza. Una volta per caso vidi un documentario con quelle persone che compiono azioni apparentemente impossibili da realizzare, come andare a piedi scalzi nei fiumi o nuotare nei mari gelati, scalando montagne, o percorrendo di corsa il deserto. Azioni però, che con un adeguato allenamento, possono diventare evidentemente possibili! Sono abituato al contatto con la natura, freddo, caldo, pioggia e fango fanno parte della mia vita, come gli appartenenti ai corpi speciali che devono rendere il massimo in qualunque situazione. Ecco perché questa disciplina non lascia alcuno spazio alle chiacchiere o alle mode ma solo ai fatti concreti».

Le caratteristiche di un atleta super

Dispendio calorico, sforzo d’endurance, esplosivo, statico, elasticità, agilità sono le caratteristiche di un vero super-atleta. «Non a caso quella di Warrior Cross è ritenuta la gara a circuiti misti più difficile nel mondo del funzionale». Manuel aggiunge: «Ho 54 anni, ma al momento non ho ancora trovato chi mi ha battuto. Prima o poi dovrà accadere. Forse quello sarà il momento in cui deciderò di iniziare a riposarmi e dedicarmi a mia moglie e alla mia primogenita che, ovviamente, già ha iniziato a calcare il campo di allenamento».

Warrior Cross, le lezioni e le sfide

Le “lezioni” di questa disciplina, oltre che nel campo gara allestito da Manuel in un prato nel Parco di Veio, si possono trovare in alcune palestre, tra le quali spicca quella di Monterosi di Giovanni de Carolis campione del mondo di boxe della categoria welter. È in questi campi che si formano gli atleti che poi vengono a sfidarsi nei warrior games, 4 appuntamenti nel corso dell’anno aperti a chi vuole sfidarsi ma anche a chi vuole semplicemente assistere.

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