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E’ ufficiale: la sonda Voyager 2 è entrata nello spazio interstellare. L’esplorazione spaziale non rappresenta solamente la necessità umana di oltrepassare i propri limiti. E’ anche, o forse soprattutto, il desiderio dell’uomo di sopravvivere al proprio tempo.

Questo meraviglioso e disperato sentimento umano è incarnato in due piccoli oggetti a cui abbiamo dato il nome di “Voyager”.

Come fece la gemella Voyager 1 nel 2012, anche Voyager 2 è ora entrata nello spazio interstellare. Ora si trova a 18 MILIARDI di km da noi. Una distanza che la luce, viaggiando a 300.000 km al secondo, impiega quasi 17 ore a percorrere.

Il Sole genera particelle e campi magnetici che formano una sorta di bolla che avvolge tutti i pianeti: è molto allungata da un lato, a causa del moto del sistema solare nella nostra galassia. È l’eliosfera, la regione “riempita” dal plasma in uscita dal Sole. Oltre questo confine vi è lo spazio interstellare.

Il 5 novembre 2018 gli strumenti della Voyager 2 hanno rilevato un’improvvisa diminuzione della velocità delle particelle nell’ambiente ed un aumento dei raggi cosmici. Questo è un segno che l’influenza del vento solare è cessata.

Stiamo parlando di una sonda pensata e costruita 50 anni fa. Un esempio strabiliante, incredibile, commovente delle capacità umane. Quando vogliamo,sappiamo essere creature meravigliosamente fighe.

La sonda ha abbandonato l’eliosfera, ma NON il sistema solare, il cui limite è la nube di Oort: una nube enorme di piccoli oggetti come asteoridi e comete che avvolge l’intero sistema solare ed ancora sotto l’influenza della nostra stella. Viaggiando a circa 55.000 km/h, Voyager 2 raggiungerà la nube di Oort tra circa 300 anni, per abbandonarla definitivamente dopo circa 30.000 anni. Solo allora lascerà definitivamente il sistema solare, ma non potrà dircelo: entro il 2030 le Voyager non avranno energia sufficiente per continuare a comunicare con noi. Tra 40.000 anni passerà a 1.7 anni luce dalla stella Ross248 e tra 300.000 anni a 4 anni luce da Sirio, la stella più luminosa del cielo.

Le missioni Voyager portano con loro anche due dischi d’oro, con incise alcune informazioni sulla specie umana: il DNA, la posizione del nostro pianeta, saluti e messaggi di pace in svariate lingue, musica. Se qualcuno, un giorno, decifrerà questi contenuti scoprirà di un lontano pianeta unito nel segno della pace, della scienza e dell’amore reciproco. È una menzogna, lo so, ma non preoccupatevi: l’aggiunta dei Golden Record è in realtà un atto simbolico. Molto probabilmente le Voyager viaggeranno solitarie nell’immensità del cosmo per milioni, forse miliardi di anni. Sopravviveranno all’uomo e alla fine del nostro pianeta.

Due piccole sonde nelle immensità cosmiche, un piccolo regalo di un minuscolo mondo distante e delle incredibili creature che lo popolavano,un segno della loro infinita speranza e determinazione e del loro disperato bisogno di sopravvivere al loro tempo in un universo vasto e fantastico.

Tratto da Chi ha paura del buio?

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