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Parkinson e glaucoma definiti compagni di viaggio col sorriso. Una voce sempre pacata, di classe. Una voce che ci ha accompagnato nel mondo dello spettacolo per una vita intera. Scavallando le generazioni Vincenzo Mollica è stato parte delle nostre famiglia. Lo sarà ancora, seppur nei nostri ricordi. Non perché deceduto, ma perché privato forzatamente dalla malattia del palcoscenico pubblico, della sua televisione. Vincenzo Mollica l’addio se l’è preso di forza, sconfiggendo quelle malattie che lo hanno debilitato, sul palco dell’Ariston, ieri sera. A Sanremo la star del venerdì è stata lui, con quelle parole sempre ironiche, anche quando ci sarebbe da abbattersi: “Come dice Rosario, mi sono amminchiulutu. Con quel po’ di vista che mi è rimasta, cioè niente, vi posso dire con grande franchezza che me la cavo discretamente e mi tolgo dalle scatole perché vado in pensione. Io ho due compagni di viaggio, mister Glaucoma che è un figlio di mignotta e uno è mister Parkinson che mi rende come una canzone di Celentano anni Sessanta. Ma me la cavo”. 

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