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La sua unica colpa era stata quella di nuotare troppo vicino alla riva. Evidentemente a caccia di un piccolo banco di pesci, lo squalo azzurro, si era avventurato fin nelle acque basse. Spinto dalla fame e dalla bramosia della caccia, lo squalo, lungo poco meno di un paio di metri, non doveva aver tenuto conto che, quel giorno, su quella spiaggia rocciosa delimitata da una ruvida scogliera, lo avrebbe atteso un predatore ben più temibile.

In un attimo infatti, dopo che qualcuno dei presenti in quel tratto di costa algerino, dopo averlo individuato, aveva dato l’allarme, un paio di energumeni lo avevano preso per la coda e trascinato sulla spiaggia. All’asciutto, per il povero animale, la battaglia sarebbe divenuta impari. Nonostante la furia detatta dalla lotta per la sopravvivenza, per il povero squalo ben presto sarebbe arrivata la fine. Così, come illustrato dalle drammatiche immagini diffuse da Houtiyat, l’associazione ambientalista tunisina che si occupa di salvaguardia della fauna marina, tra le risate generali corredate da pollici alzati, lo squalo azzurro era rimasto in balia di quegli uomini senza pietà. Fino all’ultimo respiro.

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