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E’ stata proclamata dottoressa in Medicina e Chirurgia, con la votazione di 110 e lode, Lorena Quaranta, studentessa 27enne dell’Università di Messina uccisa dal fidanzato il 31 marzo, in pieno lockdown, a Furci Siculo (Me).

La pergamena di laurea è stata consegnata, nel corso di una cerimonia in Aula Magna, alla famiglia della giovane vittima. La tesi di Lorena è stata completata dagli amici e colleghi di corso e discussa da una sua amica. La 27enne sognava il giorno della sua laurea in Medicina da quando era bambina, voleva diventare pediatra.

La tesi di Lorena, intitolata “Immunodeficienze selettive: la candidiasi mucocutanea cronica”, è stata valutata da una commissione, presieduta dal Rettore, Salvatore Cuzzocrea (in qualità anche di correlatore). A discutere il lavoro è stata la sua amica e collega Vittoria Patorno.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, gli amici e colleghi del corso di laurea, i Prorettori, i Direttori di Dipartimento, il Procuratore aggiunto della Procura di Messina, Giovannella Scaminaci, Caterina Minutoli (in rappresentanza del Prefetto di Messina), Maria Andaloro, ideatrice della campagna “Posto occupato” e la Presidente del Comitato Unico di Garanzia d’Ateneo, prof.ssa Concetta Parrinello.

“Saluto tutte le autorità presenti – ha commentato il Rettore – e in particolare la mamma e tutti i familiari di Lorena. Durante un convegno avevamo promesso che questo giorno sarebbe arrivato e così è stato, per dare un segno, insieme alle altre istituzioni. Oggi c’è una sedia vuota in quest’Aula, ma in realtà avrebbe dovuto essere occupata da Lorena per coronare i suoi studi. Ringrazio la madre e la famiglia per averci permesso di stare loro vicino, nel ricordo di una figlia dell’Ateneo. Organizzeremo molti altri eventi ed iniziative di sensibilizzazione, affinché non si ripetano mai più simili atti di viltà”.

Il prof. Carmelo Damiano Salpietro, relatore della ragazza, ha tracciato un ricordo di alcuni momenti del percorso di studi della studentessa: “La cosa che più ricordo di Lorena era il suo entusiasmo per ciò che stava facendo. Quando è stata accolta in reparto ha subito simpatizzato con i colleghi e con i pazienti, soprattutto quelli più piccoli. Ricordo con piacere il ventennale di un convegno durante il quale ha fatto da speaker e ha presentato i relatori. A Natale mi fece recapitare un biglietto d’auguri in cui mi svelò il suo più grande sogno, cioè diventare pediatra. Sono sicuro che lo avrebbe realizzato e sarebbe stata bravissima, preparata e competente, come lo è stata durante le ricerche per la sua tesi”.

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