Il ban  dei giorni scorsi a CasaPound e Forza Nuova dai Facebook e Instagram ha sicuramente spaccato l’opinione pubblica. C’era chi esultava per una “cacciata dei facisti” chi invece si preoccupava  per lo strapotere di Facebook e Twitter.

Avevano ragione i secondi.

Un tempo si sarebbe detto “Se Atene piange Sparta non Ride”

Nella notte, Twitter ha sospeso una serie di account di importanti media cubani – tra cui quello del quotidiano Granma – e giornalisti, nonché account istituzionali come quello del Partito Comunista di Cuba, quello del Ministero della Comunicazione, quello del vicepresidente del sindacato dei giornalisti di Cuba e quello del direttore della comunicazione del Ministero degli Esteri.


Stando a un comunicato stampa del sindacato cubano dei giornalisti (UPEC), pubblicato da Cuba Debate – sito di informazione che, tra l’altro, è stato tra quelli colpiti dai ban – il blocco è arrivato in concomitanza con un’apparizione televisiva del presidente cubano Miguel Diaz-Canel e di una serie di alti funzionari del governo, nella quale sono stati annuciati provvedimenti economici per affrontare l’aggravarsi dell’embargo americano a Cuba.

“Appena cominciata la diretta del programma Mesa Redonda, che è cominciata alle 18.30 ora locale ed era attesa da milioni di cubani, decine di giornalisti hanno denunciato su Facebook, WhatsApp e altri social network di essersi visti sospendere i propri account Twitter,” si legge nel comunicato. “Sembrerebbe un’operazione organizzata, con segnalazioni di violazioni dei termini del servizio della piattaforma. Sorprende l’intento politico, la selezione degli account colpiti e il tempismo: proprio mentre parlava Diaz-Canel.”

Nel comunicato si menziona anche il fatto che lo scorso giugno la Cuba Internet Task Force del Dipartimento di Stato americano ha pubblicato una serie di consigli per l’uso di internet come mezzo di sovversione e dissidenza a Cuba.


Secondo la giornalista di TeleSur Camila Sanchez, da allora Cuba sarebbe stata colpita da un numero crescente di cyberattacchi.

Twitter e Facebook sono Piattaforme Politiche e non Neutrali: 

Twitter e Facebook non sono piattaforme neutrali: sono società private, e come tali sono prone alle pressioni dei governi dei paesi in cui operano. Ne è un esempio il doppio standard di comportamento utilizzato da Twitter nei confronti degli account che sostengono la resistenza curda in Turchia e Siria del Nord, spesso oggetto di ban su pressioni turche, e l’inazione nei confronti dei bot filo-turchi che si contrappongono ai primi. Inoltre, in quanto società private statunitensi, Twitter e Facebook non sono immuni dalle pressioni e dagli orientamenti ideologici dell’amministrazione statunitense, come dimostra il caso cubano.

Insomma, se è vero che un mondo in cui i gli estremisti non hanno diritto di parola è certamente un posto più politicamente corretto, è vero anche che lasciare che a togliergliela sia qualche azienda privata con i suoi Termini del Servizio è quantomeno problematico.

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