Taroccati mare

ll Mare Mediterraneo è la regione più soggetta all’aumento delle temperature ed alla riduzione delle precipitazioni. Gli effetti del “global warming”  si stanno manifestando più rapidamente nel nostro mare che negli oceani. È quanto emerso da uno studio effettuato da un team di esperti del Cnr.
Il “Mare Nostrum” sta rispondendo al fenomeno del riscaldamento globale più velocemente degli oceani, anche perché i tempi di ricambio delle sue acque sono relativamente più brevi. In particolare, l’evaporazione è maggiore di precipitazioni e apporti fluviali, mentre temperatura e salinità aumentano ad un tasso due volte e mezzo maggiore rispetto alla seconda metà del ventesimo secolo e superiore a quello degli oceani.

L’incessante riscaldamento globale con i conseguenti cambiamenti climatici si stanno già ripercuotendo sull’intero ecosistema marino. Termometro di questa situazione è l’aumento  di meduse nel Mediterraneo, con avvistamenti che negli ultimi in sei anni si sono addirittura decuplicati.

Restando in tema di avvistamenti, nel Mediterraneo il “global warming” ha portato ad un aumento vertiginoso anche nuove specie di pesci e animali marini finora sconosciuti. Uno di questi, ad esempio, è il pesce scorpione, tipica varietà tropicale che dopo aver colonizzato gran parte delle coste Atlantiche occidentali e il Mediterraneo orientale, si è avvicinato sempre più anche alle coste siciliane.

Secondo i biologi del Cnr di Genova, con l’aumento delle temperature dell’acqua nel Mediterraneo ci potrebbero infine essere dei danni ingenti anche alla fauna ancorata ai fondali, comprendente coralli, gorgonie e cozze. I pesci si possono spostare verso acque più fresche, in profondità o in mare aperto, mentre questi organismi no. E per l’ecosistema sarebbe un problema enorme.

Fonte: ilmeteo.it

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