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Il premier sudanese, Abdalla Hamdok, è stato arrestato assieme ai ministri dell’Industria e dell’Informazione e posto ai domiciliari da un gruppo non meglio identificato di militari in quello che sembra essere un colpo di Stato. Secondo alcune fonti ad aver preso il controllo del Paese sarebbero i soldati fedeli al generale Burhan, ma poiché l’accesso alle comunicazioni è stato limitato è difficile sapere che cosa stia accadendo.

“I militari hanno anche bloccato tutte le strade e i ponti che portano nella città di Khartoum”, fa sapere Al Jazeera. Chiuso anche l’aeroporto di Khartoum, con la sospensione dei voli internazionali. Interrotte anche le trasmissioni di alcune stazioni radio, tra cui quella ufficiale.”Forze militari congiunte fanno incursione nella sede della radio e della televisione a Omdurman e arrestano alcuni dipendenti”, ha riferito su Facebook.

Intanto l’Associazione dei professionisti sudanesi, il principale gruppo politico pro-democrazia del Paese, ha definito le mosse dei militari un apparente colpo di Stato militare e ha invitato i cittadini a scendere in piazza. “Esortiamo le masse a uscire per le strade e occuparle, chiudere tutte le strade con barricate, organizzare uno sciopero generale dei lavoratori e non cooperare con i golpisti e usare la disobbedienza civile per affrontarli”, ha affermato il gruppo in una nota. Le agenzie di stampa Reuters e Afp, da parte loro, hanno spiegato che i manifestanti, alcuni con la bandiera nazionale, sono scesi numerosi per le strade di Khartoum in risposta alla chiamata della Spa. Alcuni di loro hanno bruciato pneumatici e bloccato alcune strade con il fuoco o con barricate. Anche il ministro degli Esteri Mariam al-Mahdi, leader del partito islamista moderato “Umma”, ha dichiarato che “qualsiasi colpo di Stato viene respinto, resisteremo con ogni mezzo civile“.

Al-Arabiya riferisce di “diversi feriti negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza davanti al quartier generale dell’esercito sudanese. L’emittente parla di un “video che mostra manifestanti sudanesi che superano barriere nel perimetro del quartier generale dell’esercito a Khartoum”.

Oltre al premier, che è agli arresti domiciliari, ci sono altre quattro persone arrestate: il ministro dell’Industria Ibrahim al-Sheikh, il ministro dell’Informazione Hamza Baloul, Mohammed al-Fiky Suliman, membro dell’organo di transizione al governo del Paese, e Faisal Mohammed Saleh, un consulente per i media del primo ministro Abdalla Hamdok.

Il Sudan attraversa un periodo di forte crisi da quando un fallito colpo di Stato, avvenuto a settembre, ha scatenato aspre tensioni tra gruppi militari e civili destinati a condividere il potere dopo la caduta di Omar al Bashir. Al Bashir è stato rovesciato dopo mesi di proteste di piazza nel 2019 e una transizione politica concordata dopo la sua rimozione avrebbe dovuto portare alle elezioni entro la fine del 2023.

A causa della situazione nel Paese, in Italia cresce la preoccupazione per Marco Zennaro, l’imprenditore veneziano arrestato e tuttora bloccato in Sudan per problemi giudiziari. Il Comune di Venezia, tramite l’assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini ha lanciato un appello affinché venga liberato. “Giungono preoccupanti notizie – scrive Venturini sui propri profili social – di un colpo di stato in Sudan. Khartoum in queste ore è una città ancora meno sicura di prima, con alcune forze militari che hanno arrestato l’attuale premier del governo e i massimi esponenti dell’esecutivo. Sono ore concitate: è urgente un impegno del governo a tutti i livelli per riportare a casa Marco. Non c’è tempo da perdere”.

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