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Viviamo in un’era in cui le parole iniziano ad assumere significati diversi rispetto a quello originario – l’esempio più emblematico è la traslazione di significato della parola “amico”, resa banale e piatta dal nuovo dizionario imposto da Facebook.
Nanni Moretti, nell’iconica scena dell’intervista in Palombella Rossa, sottolineava come “chi parla male, pensa male e vive male! Bisogna trovare le parole giuste, le parole sono importanti”.

E mai come in questo momento storico, la neo lingua sta modellando un nuovo modo di immaginare la realtà. Tra i tanti termini plasmati negli ultimi anni c’è quello di movida”, reso sempre più negativo ogni volta che viene trascritto in un articolo o in un discorso del politico di turno.
La movida milanese e i famigerati aperitivi sui navigli, la movida che il governatore della Campania De Luca ha criminalizzato in più di un’occasione, quella romana vessata dai sindaci che si sono alternati in Campidoglio negli ultimi anni, e così via.

Ma cosa intendiamo, realmente, quando parliamo di movida?
La prima immagine che viene in mente è quella di una massa incontrollata – parola che spaventa particolarmente, in questo periodo storico – dedita al divertimento alcolico e stupefacente, con carattere d’assembramento.
Verissimo, ma non ci si può fermare qui.

La parola è chiaramente d’origine spagnola – molti dizionari la traducono letteralmente come “animazione” – e fa rifermento ad una fase storica molto specifica.
Sul finire degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 in Spagna si parlava diffusamente di movida e di movida madrileña, in un periodo che coincideva con la fine della dittatura fascista di Francisco Franco.

Partita da Madrid, la movida era un movimento culturale che aveva i suoi ispiratori in intellettuali del calibro di Pedro Almodovar, e Joaquin Sabina – cantautore e poeta molto noto tra i popoli ispanici – che, dalle pagine della rivista La Luna, iniziarono a tracciare un nuovo modo di vivere le città dopo i decenni di oscurantismo del regime franchista. Anche in Catalogna il movimento era animato da poeti e cantautori, come Joan Manuel Serrat

La voglia era quella di riprendersi gli spazi e le libertà individuali, fiaccate e atrofizzate dal quarantennio di regime, tentativo riuscito a metà vista la persistenza delle strutture fasciste nell’amministrazione del paese iberico.

A pensarci bene, la nobile ispirazione della movida è del tutto simile a quella che sta spingendo tantissime persone, per lo più ragazzi e ragazze, a riprendersi gli spazi forzosamente abbandonati durante i lunghi mesi di quarantena.
Criminalizzare una spinta alla socialità, manifestata nella maggior parte dei casi con la responsabilità e le precauzioni del caso, e dipingere con accezioni negative parole che di negativo non hanno granché, è un atteggiamento figlio di quelle società che fanno del senso di colpa e della paura – imposta, avvertita, subita – il più efficace strumento di governo.

 

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