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In età scolare l’attività sportiva è davvero fondamentale, non solo per un discorso motorio ma anche per i valori che essa sa trasmettere ai nostri bambini.

Il calcio è lo sport perfetto per questo tipo di sviluppo e oggi sentiremo l’opinione di Gianluca Antonacci, allenatore con qualifica di attività di base e con patentino UEFA B.

Gianluca allena “piccoli campioni” da molti anni ed è espertissimo in materia.

Questa è la nostra intervista:

Ciao Gianluca, ci puoi spiegare di cosa ti occupi?

Nell’attuale organico della società ricopro il ruolo di allenatore della categoria primi calci 2011 oltre ad essere responsabile tecnico delle categorie piccoli amici e primi calci;

in aggiunta coordino l’attività dilettantistica della società seguendo la prima squadra che milita in “Seconda Categoria”, la categoria “Juniores” e contribuisco alla gestione amministrativa e finanziaria della A.S.D. Zibido San Giacomo.

Ad esclusione della attività di allenatore, tutti gli altri ruoli sono ricoperti insieme ad un altro membro del direttivo in modo che al nostro interno ci sia sempre una supervisione dei differenti operati e che si rispettino i principi guida della società.

Da dove nasce la tua passione?

Ho sempre voluto allenare dalla categoria “allievi” ma ho dovuto attendere la maggiore età per muovere i primi passi nel “mondo degli allenatori”.

Ho iniziato subito con una squadra di pulcini del 90’ e sono stato supportato in questo percorso da due dirigenti fantastici e da un allenatore qualificato che mi ha dato le basi necessarie per preparare programmi con obiettivi corretti da raggiungere in base all’età.

E’ stata una stagione fantastica che si è basata sui principi sui quali è radicata la mia passione: lavoro di team, stabilire regole di spogliatoio con i ragazzi e regole di gruppo per i genitori, persuasione nella maggior perfezione nell’eseguire gesti tecnici ed esercizi e dare la stessa attenzione a tutti i bambini favorendo quelli che per motivi fisici e cognitivi hanno maggiore difficoltà a raggiungere i risultati.

Queste sono regole che mi hanno sempre permesso di raggiungere gli obiettivi personali con il singolo ed ottenere un gruppo coeso e pieno di entusiasmo.

Perché hai scelto di intraprendere questo percorso?

Per il percorso da allenatore ho già risposto nella domanda precedente, mentre per quanto riguarda il mio ruolo all’interno della società come membro del direttivo, ciò che mi stimola maggiormente è la voglia di creare qualcosa di positivo, educativo e competitivo nel paese in cui vivo.

La parola “competitività” racchiude mille interpretazioni, la mia è molto semplice “devo dare il massimo per cercare di vincere la partita” quindi devo cercare di primeggiare, ma se il mio avversario è più bravo e fortunato alla fine della competizione bisogna riconoscerlo e ritornare ad essere un gruppo di amici.

In cosa consiste esattamente il tuo lavoro all’interno della società sportiva?

Abbiamo costituito un gruppo direttivo in cui ognuno di noi è utile ma nessuno è indispensabile, ogni singolo individuo contribuisce con le proprie competenze e disponibilità a fare il massimo per soddisfare il divertimento e l’insegnamento dei bambini.

Il mio ruolo preferito al suo interno è l’allenatore dei primi calci;

infatti mi rilassa e mi permette di esprimere tutte le mie competenze ed esperienza nel settore SGS (settore giovanile).

Fino ad oggi ho sempre voluto allenare categorie del SGS perché credo che ti diano umanamente e sportivamente maggiori soddisfazioni rispetto a categorie agonistiche come “giovanissimi” ed “allievi”, nel senso che sono più tangibili i risultati, però nell’ultimo anno, dopo aver preso la qualifica di UEFA B, mi sono voluto avvicinare al mondo dei grandi per capire il suo funzionamento e le parecchie difficoltà con l’occhio da allenatore e non da giocatore, per cercare in un futuro breve di fare qualche esperienza con categorie maggiori.

Inoltre la scelta di allenare i piccoli è sempre stata legata alla volontà di fare il papà quindi mi ha sempre permesso di seguire i miei 2 bambini che ho sempre allenato nei primi anni di calcio in cui la parte passionale genitoriale non prevale rispetto a quella obiettiva dell’allenatore perché tutti i bambini devono giocare lo stesso tempo.

Quale parte del tuo lavoro ti rende più felice?

La cosa che mi rende più felice è il rapporto che si crea con i ragazzi, sia nella stagione calcistica che, soprattutto, negli anni seguenti;

perché se hai lasciato un bel ricordo ed insegnato qualcosa di importante, ti rispetteranno sempre e ti considereranno un amico per sempre.

Quale parte invece non sopporti?

Sono principalmente due gli aspetti che non sopporto:

il primo riguarda le categorie SGS;

Se hai notato non ho mai parlato di vittoria perché una parola e un soluzione talmente relativa che non ci si può concentrare sul risultato di squadra.

Un alto dirigente di una società professionistica durante un incontro di formazione mi ha insegnato il seguente concetto che si può far valere anche nella quotidianità: “si vince o si perde secondo l’avversario mentre si fa bene o si fa male secondo te stesso” ed è questo il valore che cerco di trasmettere ai miei ragazzi.

Quindi l’aspetto che non sopporto è la ricerca del risultato con qualsiasi mezzo tralasciando l’insegnamento tecnico e sportivo.

Il secondo riguarda le categorie agonistiche

Ripetendo in parte il precedente concetto, raggiungere il risultato con mezzi non leali quindi senza fair play, che per me racchiude anche il concetto di competizione sana e leale.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di lavorare con i bambini?

Qualsiasi individuo che svolge il ruolo di allenatore può in ogni singola stagione trovare soltanto vantaggi, sia per stagioni positive che negative, senza distinzione di categoria, perché ha imparato ad allenare un gruppo di ragazzi con differenti attitudini e capacità che, sarà sicuramente diverso da quello dell’anno successivo anche nel caso il gruppo rimanga lo stesso perché ci saranno variazioni che renderanno la stagione differente, quindi ogni anno l’allenatore acquisisce maggiore conoscenza in maniera tale da poter migliorare concetti ed idee proprie.

Nella mia carriera di allenatore, considerando anche l’evolversi del gioco del calcio, ho stravolto completamente la mia metodologia di allenamento però ho sempre mantenuto il mio credo su come e su cosa allenare.

Secondo te, per “creare” nuovi talenti, è necessario partire dalle scuole calcio?

Il talento è un dono innato, quindi l’allenatore può solo favorire la crescita del ragazzo sia sotto un aspetto tecnico che caratteriale ed emotivo.

La scuola calcio serve a migliorare l’adattamento del giovane calciatore quando inizierà le categorie agonistiche, però negli ultimi anni stiamo vivendo un’estremizzazione del concetto di scuola calcio e del concetto che “il bambino più gioca più migliora” dato vedo alcuni bambini che passano week-end interi sui campi da calcio.

Secondo te questo periodo di stop forzato, quanto inciderà sulla crescita calcistica dei giovani?

Secondo me questo lungo stop di reclusione non inciderà sulla crescita calcistica, ma più sulla crescita emotiva dei ragazzi perché sono stati molto tempo da soli o con fratelli ed hanno perso il contatto con la realtà.

Perfetto, ti ringraziamo e ti chiediamo un saluto per i nostri lettori!

Anche se, come in tutte le cose viene estremizzato, il calcio fatto e vissuto con il giusto spirito sportivo e sana competizione, rimane lo sport più bello del mondo.

Ciao a tutti!

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