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Per la calciatrice inglese di origini nigeriane, il razzismo in Italia è un problema serio e sottovalutato: “Tante volte arrivi all’aeroporto di Torino e con i cani antidroga sei trattata come Pablo Escobar“.

La sindaca Appendino: “Dichiarazioni pesano come un macigno.

Dico ad Eniola e a quanti, nel silenzio, hanno subìto episodi simili, che ad essere tornata venti anni indietro non è la città, ma sono solo alcune persone. Che non rappresentano altro che loro stesse”

Aveva annunciato il suo addio alla Juventus women appena una settimana fa.

Un addio inaspettato, a stagione in corso, e che lei stessa sui social aveva definito “molto difficile”.

Eniola Aluko, attaccante britannica di origine nigeriana, ha spiegato sul suo blog pubblicato giovedì su The Guardian motivi della sua scelta che poco dipendono dal calcio, molto dalla città che l’ha ospitata.

“Alla Juventus ho lavorato con persone brillanti – scrive Eniola, citando l’allenatrice Rita Guarino, alcune compagne e alcuni uomini cardine dello staff tecnico – ma a volte Torino sembra indietro di un paio di decenni per quanto riguarda l’apertura nei confronti di diversi tipi di persone.

Mi sono stancata di entrare nei negozi e avere la sensazione che il proprietario si aspetti che rubi qualcosa”.

Per la calciatrice inglese, autrice di 16 gol nella sua prima stagione in bianconero, il razzismo in Italia è un problema serio e sottovalutato: “Tante volte arrivi all’aeroporto di Torino e con i cani antidroga sei trattata come Pablo Escobar.

Non ho mai subito episodi di razzismo dai tifosi della Juventus o nel campionato femminile – ha spiegato nel blog – ma c’è un problema in Italia.

Nel calcio italiano e quello che mi preoccupa davvero è la risposta a tutto questo da parte di proprietari e tifosi che, nel calcio maschile, sembrano considerare tutto questo come parte della cultura dei fans”.

Edoardo Massetti

MAmanero

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