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Il trono di Spade è finito, viva il Re!
L’ottava e conclusiva stagione della serie tv più seguita di tutti i tempi si è chiusa nella notte tra domenica e lunedì, lasciando tanti orfani in giro per il mondo e una quantità enorme di appassionati delusi.“E’ un peccato dover mettere una serie come Game of Thrones nel cassetto di quelle opere straordinarie rovinate da un finale scritto male” – è uno tra i commenti più condivisi in rete nei forum e sui social dedicati. Ricapitoliamo i fatti dell’episodio sei, per i meno attenti: la giovane Daenerys Targaryen, liberatrice di popoli e apparentemente assetata di distruzione, è stata uccisa nella stanza del trono da Jon Snow, in un bacio assassino tra i due protagonisti assoluti dell’intera serie. Drogon, l’ultimo
drago rimasto in vita, accecato dal dolore per la morte della madre, decide scientemente di non uccidere Jon Snow e di distruggere il simbolo della serie, quel Trono di Spade che rappresentava la fame di potere degli uomini. Conclusa la distruzione del trono, il drago prende tra gli artigli la giovane madre e sparisce nelle nuvole, per sempre. Nel frattempo, uno strampalato consiglio del reame doveva giudicare le colpe di lord Tiryon Lannister – accusato di tradimento alla Khaleesi – salvo poi addossargli tutte le responsabilità per stabilire chi si dovesse sedere sul famigerato Trono di spade e intitolarlo Primo Cavaliere del Re.

In un discorso emozionale sull’importanza di decidere collettivamente il nuovo regnante e sul ruolo fondamentale del non avere figli, la scelta ricade su Brandon Stark, ultimo rampollo di Grande Inverno. Si, proprio quel personaggio dall’aura mistica descritto per sette intere stagioni e che più volte aveva rifiutato il ruolo di Lord perchè interessato esclusivamente a quello che accadeva nel mondo inter dimensionale che solo il Corvo a tre occhi poteva vedere. E Jon Snow? L’ex figlio bastardo di Ned Stark, del quale poi è stata scoperta la genealogia risalente all’amore segreto tra Lyanna Stark e Rhaegar Targaryen, viene mandato in esilio tra i guardiani della notte per evitare che rivendichi il trono (cosa?? dopo che per tutta la serie era stato definito come il miglior sovrano possibile da ogni singolo personaggio) – salvo poi abbandonare la Barriera per dirigersi insieme al fido Tormund nelle terre selvagge del Nord. Già, il Nord. Quella terra tanto vasta e contesa da chiedere – e ottenere – la totale indipendenza dai sette regni. Indipendenza che il nuovo Re Bran The Broken concede alla sorella Sansa Stark, acclamata a Grande Inverno come Queen in the North. L’altra Stark sopravvissuta, la piccola e pericolosissima Arya, decide di abbandonare vendette e rancori per andare a scoprire terre nell’ignoto ovest.
Tutti i personaggi principali sono quindi al loro posto, tutto cambia affinchè nulla cambi.


Ma cosa resta della meravigliosa serie vista in questi ultimi otto anni, fatta di intrecci e complotti di palazzo, di popoli della foresta e minacce zombie? (a proposito, mai visto un pericolo globale sconfitto e fatto sparire nell’arco di pochi minuti, ndr). Resta poco, molto poco, per colpa di una sceneggiatura finale scritta in fretta e senza seguire quel filo di coerenza che aveva legato un quasi decennio di racconto. Lo spettatore è costretto a coprire i buchi di scrittura con delle riflessioni personali – non vediamo il momento dell’arresto di Jon Snow dopo l’assassinio di Daenerys, siamo costretti a immaginare la reazione di Immacolati e Dothraki, ma una buona sceneggiatura non funziona di certo così.L’eroe senza macchia e senza paura, erede designato per il trono di spade, viene cacciato in esilio come il peggiore dei pericoli, dopo un’intera epopea trascorsa a tesserne le straordinarie doti di buon governante. Il re eletto, Brandon Stark, che risponde “E altrimenti perchè sarei arrivato fin qui?” a chi gli chiede se fosse disposto a sedere sul trono, è l’esatta negazione di quel personaggio distaccato dai destini umani e onniscente per definizione fin qui descritto. Una risposta data con una punta di arroganza e ironia che mai, e ripetiamo il mai, era appartenuta al piccolo erede di casa Stark.
Fantastica anche la scelta di sceneggiatura legata all’arresto di Tiryon Lannister da parte dell’esercito degli Immacolati (ma non erano tutti morti duranti la battaglia con gli Estranei?): tradisce la regina poi uccisa, non viene giustiziato – follia, in un mondo nel quale l’onore viene seduta stante lavato col sangue – ma viene consegnato a questo strampalato concilio allargato che ne decide la salvezza, la promozione a primo cavaliere e il diritto di convincere tutti gli altri ad eleggere Brandon Stark come Re. Straordinario.


Che nella scena ci sia una bottiglietta di plastica che si intravede tra le gambe di Samwell Tarly, diventato maestro della cittadella, è la ciliegina su una torta immangiabile.
Il gioco dei troni lo vince l’importanza della memoria – Brandon Stark sa tutto di tutti, nel passato e nel futuro – e un concetto germinale di democrazia, l’importanza della famiglia regna sovrana e tutti sono felici. Tutti sanno tutti, nessuno è più basito direbbero gli sceneggiatori degli Occhi del cuore.
Un finale degno di una normale serie fantasy medievale non può sovrapporsi al vero e degno finale di una tra le migliori 5 serie di tutti i tempi. Sul web è già partita la petizione dei fan per girare da capo l’ultima stagione – già raggiunte quasi 2 milioni di firme – ma è un’illusione che non verrà mai esaudita. Insomma, una conclusione frettolosa e incoerente che ha reso un pessimo servizio all’intera opera di Martin. Un po’ come andare a cena da Heinz Beck e chiudere il menù con un tiramisù a base di fango e ghiaia.

MAmanero

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