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La Fase 2 dovrebbe essere l’inizio della ripresa economica: ma come può essere innovativa una economia che non favorisce la delivery? La Fase 2 non solo è molto simile alla Fase 1, ma il progresso che poteva esistere ora come ora è stato il “cercare di tornare come era prima”. In due mesi siamo sicuri che solo il governo abbia lavorato, così almeno attestano le dirette del Presidente del Consiglio. Tutto il Consiglio dei ministri e le famose Task force si sono focalizzate solo sul ministero della salute e dell’economia. E gli altri 13 ministeri? 2 mesi e il tempo trascorso all’interno di Palazzo Chigi è stato il “ripartire da 0”?
Si poteva riorganizzare lo stato in un diverso modo, partendo dalla crisi silenziosa e decadente del paese italiano che ha trovato il culmine nel 31 gennaio 2020.

Info: falsa informazione

Come si è notato lo stop delle attività all’aperto ha convertito lo spettatore del mondo al quello social. Inevitabile il successo che i social network hanno ricevuto in questo periodo. Forse l’unico mondo economico che non sia sceso in borsa. Non solo come già attestato da grandi informatici, esistono dei bot che pubblicano fake news, ma anche l’individuo ha la sua parte di responsabilità. Ma di sicuro hanno più responsabilità i runners, che infestano le città con il coronavirus che viene riprodotto dalla comunicazione 5G. E nella confusione del momento: non sai se segnalare la fake o lasciar perdere per non dargli adito. La fake news come delivery di ignoranza.
L’obiettivo di rendere la conoscenza roba per pochi è conquistato. Per ogni argomento ci saranno sempre due schieramenti da ora in poi: i pro e i contro. La bellezza delle sfumature di grigio lasciatela da parte, non sarete mai ascoltati. La casa come luogo di culto, di lavoro, di aggregazione e soprattutto di logoramento dell’essere.

La sindrome della capanna

Due mesi a casa ed ora non riusciamo a farne a meno. Siamo innamorati del luogo che ci imprigionava. Sindrome di Stoccolma ma con l’ansia. Infatti, la così detta “sindrome della capanna o della prigione” ha questo significato: “la voglia di continuare a rimanere nel proprio rifugio e non voler uscire da esso”. Tale sindrome fa riferimento a quelle persone che hanno vissuto abbastanza bene il confinamento e non hanno più voglia di uscire di casa (leggi anche l’articolo di Euronews). Quindi una sensazione mista di paura e di insicurezza, di tristezza o ansia per il cambiamento che ci troveremo davanti, unito alla mancanza di un obiettivo. E di sicuro i social hanno contribuito all’aumento dell’ansia. Il “io resto a casa” non è stato solo uno slogan pubblicitario. È in realtà la identificazione di una parte della popolazione, che manifestava con odio chi non seguiva questo slogan. I social network come delivery di odio ed ansia.
Se dovessimo tirare le righe oggi: l’unico miglioramento è stato dal punto di vista del veleno che ci scorre nelle vene.

L’educazione mancata

2 mesi e il risultato è stato non mandare i figli a scuola. Questa è il rapporto d’amore e odio di ogni studente e la base produttiva di ogni paese. Perché è semplice andare al lavoro lasciando i figli in mano a professori che poi verranno insultati dagli stessi genitori. È facile vietare l’unico incontro di pari studenti e di scambio di vita sociale, per il monopolio della conoscenza. Educare è un lavoro, ma non è per i lavoratori, è per missionari. L’educare è il delivery della conoscenza! Lo stare a casa con i propri figli in alcuni casi è stato frutto di amore. In altri casi è stato frutto di violenze domestiche. Cosa vorreste insegnare ai vostri figli? Forse che l’unico modo di identificarsi è l’odio. “Devi sempre esprimere la tua! Imponiti se te lo vietano” è diventato: “Fai prevalere la tua idea sempre!”. Non mandare lo studente a studiare nei luoghi adeguati significa accettare l’unico pensiero. E lo sappiamo che a volte l’autoeducazione da alla vita Leopardi ed altre volte fa nascere “#noncielodicono”.

Il delivery ha ricevuto il pacco!

Come si può consigliare vivamente di rimanere a casa se poi dai la possibilità del “take away”?
Non si chiama progresso questo. È la conferma che non si è voluto affrontare al meglio la fase 2, ma si è voluto ricominciare da 0. Nemmeno dopo una “pausa di riflessione” tra congiunti, si ricomincia da 0. Si riparte da qualcosa, che ovviamente può modificarsi. I riders non solo sono stati beffati circa un anno fa da Di Maio che prometteva la regolamentazione e ha dato confusione. Ma l’occasione di far muovere il primo lavoro giovanile a bordo di una bicicletta è stata proprio mancata. Due mesi e si chiede di non fare le file al take away, di essere regolati nell’uscita, di avere dei rapporti stabili.
Tutto questo fa sorgere il dubbio che l’incompetenza governativa è la rappresentazione dell’incompetenza popolare. Eppure, non si puo chiedere a un nano da giardino di raccogliere l’uva.

Le domande non fatte

Come possiamo pretendere regolamentazione se non sappiamo regolamentarci nell’uso della parola sui social? Come può uno stato chiudere tutto per due mesi, anche la vita sociale, e costruire una fase 2 senza una chiarezza? La bassezza della cultura politica è la bassezza dell’educazione, che non riaprirà per molto tempo ormai. Che la vostra lettura sia istruttiva e non distruttiva. Come fa un bambino a capire la socialità con qualcuno al di fuori della sua famiglia? Cosa è l’economia in questo momento se non il delivery e il puntare sui giovani, che sono “un po’ più immuni”?
Cosa sarà la futura quarantena estiva? Un ricorso all’odio o la dimostrazione di incompetenza?
Il “ricominciare da 0” è la consapevolezza che abbiamo cancellato tutti i conti che ci eravamo fatti.
Significa che prima avevamo fallito. E dallo zero ripeteremo il nostro errore, quello di non valutare il numero 1 e il numero 2… quello di non capire cosa è stata la Fase 1 e la Fase 2.

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