#senzamusica
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Domani è la Festa della Musica, una ricorrenza nata per la prima volta in Francia e solitamente celebrata con esibizioni sparse per tutta la capitale. Quest’anno per via dell’emergenza coronavirus i musicisti si esibiranno da casa e li si potrà ascoltare in diretta streaming. Ma gli artisti stanno approfittando dell’occasione per segnalare anche la scarsa attenzione del governo nei confronti del settore. E oltre a postare contenuti con l’hashtag #senzamusica, si sono associati in La Musica che Gira per fare alcune proposte in tal senso.

alcuni degli artisti che partecipano alla protesta #senzamusica

 

Le proposte che La Musica che Gira sta facendo, consultabili sul sito dell’associazione, ruotano intorno a 4 assi:

  • Garantire ai musicisti le stesse tutele previste per altri lavoratori, oltre a specifiche misure per le imprese musicali;
  • Supportare le imprese che si occupano di musica dal vivo;
  • Riformare il settore seguendo idee proposte da anni, e che prevedono tra le altre cose l’imposizione dell’Iva al 4% per le merci musicali (come già nel mondo dell’editoria) e la possibilità di detrazione fiscale dei biglietti dei concerti;
  • Investire su un cambiamento ecologicamente sostenibile del settore.

Ne abbiamo parlato con Annarita Masullo, manager musicale e coordinatrice di La Musica che Gira.

Ci spieghi la vostra iniziativa?
La musica ha bisogno di una riforma strutturale da prima della pandemia; l’attuale situazione ha almeno portato gli esperti del settore ad associarsi, come avrebbero dovuto fare già da tempo, per fare proposte concrete. Il governo purtroppo non ci considera molto; già nel periodo del Decreto Rilancio avevamo avanzato richieste poi non ricevute. Ora speriamo di essere ascoltati.

La famosa frase di Conte sugli artisti che “divertono e appassionano” come l’hai presa?
Quella del governo non è solo disattenzione ma misconoscenza del settore, cosa che fa purtroppo parte anche di chi ne fruisce. Non siamo nei pensieri di chi ci governa. È paradossale che proprio in Italia, la patria dell’arte, accada questo!

Ultimamente però alcuni emendamenti da voi proposti sono stati presentati in Parlamento
Speriamo possano essere approvati. Riguardano la previsione di indennità assistenziali, bonus per chi compra strumenti in Italia, estensione del bonus cultura, creazione di un fondo di sostegno e altro ancora. Non c’è però bisogno di fare una Netflix della cultura come proposto dal ministro Franceschini; c’è già RaiPlay che offre tantissimi contenuti.

Tra le altre proposte è interessante quella che vuole comparare le norme della musica dal vivo a quelle del Cinema d’Essai...
I cinema d’Essai hanno un trattamento fiscale speciale perché ne viene riconosciuto il valore culturale; i nightclub no, nonostante offrano cultura. Questo è un atteggiamento miope. Per fortuna è stato almeno tolta la previsione di vietare la somministrazione di bevande durante i prossimi concerti; sarebbe impossibile per i nightclub sostenersi altrimenti!

Che ne pensi della denuncia di Paul McCartney rispetto al mancato rimborso dei biglietti acquistati prima dell’emergenza?
È un problema avvenuto anche per i biglietti aerei e per altri settori…c’è una generale mancanza di attenzione per il consumatore.

Infine, colpisce che abbiate proposto anche specifiche misure per il rispetto dell’ambiente…
Ci hanno accusato di romanticismo per aver pensato a questo, ma in realtà è realismo: la pandemia dimostra che l’essere umano può estinguersi, mentre la natura no. È dovere morale ed etico dell’artista, oltre che del cittadino, porsi i problemi della sostenibilità ambientale delle proprie attività.

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA AD ANNARITA MASULLO:

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