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Il dado è tratto.

Renzi minaccia la crisi di governo, i giornaloni ed i giornalisti “filogovernativi” per definizione, cominciano a criticare il governo, cambiano sponda per tempo avendo fiutato il cambio di passo.

Conte ha pronta l’ennesima task-force per la gestione dei soldi del recovery-fund, e gli insiders del Partito Democratico mal celano i dolori di pancia, far gestire la (presunta) pioggia di milioni ai fedelissimi di Re Conte significherebbe (per usare un termine calcistico) non toccare palla.

Dello stesso avviso il centro-destra.

L’opposizione oggi governa la maggior parte delle regioni, e proprio le regioni sono gli enti che avranno il compito di “spendere” i fondi provenienti dall’ Unione Europea.

A oggi, se da una parte il PD ha governato col Movimento 5 Stelle in funzione anti destre, dall’altra ha mal tollerato le incompetenze dei pentastellati e l’arroganza del Premier.

Con i soldi in arrivo il discorso cambia, pecunia non olet.

Di necessità si fa virtù, accettare l’ennesima task-force contiana significherebbe non poter indirizzare i fondi verso i “governatori amici” che, su ventidue regioni,  ne governano soltanto cinque.

L’unica soluzione è usare Renzi a mo’ di ariete tanto per salvare la faccia, magari promettendogli parte del “bottino”.

Per completare il quadro manca però un sostituto all’attuale Premier.

Un sostituto che sia potabile al Partito Democratico, al Centro-Destra ma, cosa più importante, possa essere una garanzia per i vertici europei, preoccupati dalle vicende Arcuri e task-force per la sorte degli eventuali finanziamenti blu a stelle gialle.

In questo contesto (forse creato ad arte) Mario Draghi appare l’uomo della “provvidenza”, l’unico con gli Skills (per usare un termine tanto caro agli intelligentoni) giusti per redimere la questione.

Apprezzato da Merkel e Von der Leyen, da Presidente della Banca Centrale Europea si è guadagnato le simpatie dei sovranisti italiani con l’operazione del quantitative-easing ed è ben tollerato dall’alta finanza col portafoglio a destra ed il cuore a sinistra, insomma l’uomo giusto al momento giusto.

Se il gioco dovesse riuscire Renzi sarebbe l’unico vero vincitore della partita, con i suoi 30 deputati e 18 senatori (rubati al PD) numericamente sproporzionati rispetto alle percentuali elettorali, ha la partita in mano.

Spiace doverlo ammettere, ma se Mattarella dovesse avallare l’operazione, agli italiani non resterà che ringraziarlo.

Per adesso compriamo i popcorn… se fate i bravi arriva Draghi.

MAmanero

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