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Nuova polemica sulle misure anti-Covid del governo e la scuola. In un’intervista rilasciata questa mattina al quotidiano Republicca dalla ministra dei Trasporti Paola De Micheli, la numero uno di Piazzale di Porta Pia aveva ipotizzato riaperture delle scuole scaglionate dalle 8 al pomeriggio e di portare l’attività didattica anche nel weekend. Ma dopo poche ore è arrivato lo stop dell’Associazione nazionale presidi.

“Sulla possibilità di scaglionare, con gli ovvi limiti di ragionevolezza, gli orari di ingresso a scuola ci siamo già espressi più volte favorevolmente”, spiega il presidente dell’associazione dei presidi italiani Antonio Giannelli. “Non dobbiamo però dimenticare – continua Giannelli – che moltissimi studenti affrontano spostamenti che durano oltre un’ora e anche per questo ritengo irrealistico pensare di allungare la settimana scolastica anche alla domenica“. Non cita mai la ministra ma l’indirizzo delle sue parole è chiaro. “Il sabato invece – conclude il preside Giannelli – per molti studenti è già giorno di lezione”.

Altro problema al centro del dibattito politico che gravita attorno al tema scuola è quello della data di riapertura di medie e superiori, chiuse da inizio mese per ridurre le possibilità di contagio, fatta eccezione per le prime classi. “Io sarei per riaprire la scuola già in dicembre, ma su questi temi non si possono fare cose diverse uno dall’altro – interviene il presidente della Regione Emilia Romagna Stafano Bonaccini , intervistato a Omnibus su La7 -. Di scuola si è parlato troppo poco. Stiamo rischiando di non comprendere fino in fondo il prezzo che stiamo facendo pagare ai ragazzi”.

Anche per il presidente della giunta regionale veneta Luca Zaia, quello delle riaperture delle scuole è un tema da affrontare ma chiama alla prudenza sulla data del 9 dicembre:”Riaprire le scuole il 9 dicembre, magari in fretta e furia, è un errore”. “Ieri ho proposto che la riapertura non diventi un totem – aggiunge il presidente del Venento – fissiamo una data che sia plausibile”.

Intanto in Alto Adige, come ha annunciato l’assessore Philipp Achammer, lunedì riprenderà la didattica in presenza nelle scuole medie e apriranno tutti i negozi. “Il prossimo passo è stato fatto, ma dobbiamo restare prudenti! Igiene, distanza e mascherina!”, scrive Achammer su Facebook. Dopo lo screening di massa, ogni settimana saranno testati a campione 4mila altoatesini. A questi si aggiungeranno 900 persone del mondo della scuola.

“Un piano di riapertura deve mettere in sicurezza anche ciò che avviene prima e dopo la frequenza scolastica e a deciderlo dev’essere la politica”, ammonisce a Agorà su Rai 3 il vicedirettore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Ranieri Guerra. “La nostra raccomandazione – prosegue – è stata sempre quella di ricorrere alla chiusura delle scuole come ultima spiaggia, nel momento in cui non si riesce ad arrestare l’ondata epidemica”.

Da segnalare oggi, anche l’ordinanza depositata questa mattina dalla III Sezione del Consiglio di Stato che ha respinto l’appello cautelare contro l’ordinanza del Tar Lazio. Ad avviso dei giudici amministrativi, “la fase di attuale recrudescenza della diffusione epidemiologica depone oggettivamente in senso opposto rispetto a quanto prospettato dagli appellanti, e verosimilmente il contenimento del contagio entro una certa soglia è causalmente da ricollegare proprio alle misure di prevenzione adottate, ivi comprese quelle applicate in ambito scolastico“.

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