Sapienza, Roma

Siamo due studenti della Sapienza e vorremmo sapere la verità su quanto accaduto venerdì notte. Ma vediamo soltanto un rimbalzo di colpe e nessuna presa di responsabilità. Sentiamo che tutti sono al corrente di cosa sia successo, ma nessuno sembra interessato a sapere il perché.

Ma andiamo con ordine:
Giovedì e venerdì scorso si è svolto alla Sapienza un evento chiamato “Notte Bianca <<Sapienza Porto Aperto>>”. Durante queste giornate, si sono tenuti vari incontri a sfondo culturale e sociale, dagli eventi di giocoleria, alle lezioni di kickboxing finendo con musica. Perché si ricorda solamente la serata di venerdì sera, pur tragica per il suo epilogo?
Si può considerare una manifestazione culturale come “rave”?
La Treccani scrive che un rave party è: “un grande raduno di giovani, notturno, per lo più clandestino e di carattere trasgressivo, la cui ubicazione viene generalmente resa nota solo poche ore prima dell’inizio della festa, per evitare possibili interventi delle forze dell’ordine”.

Chi ha partecipato alla Notte Bianca della Sapienza potrebbe porsi delle domande a cui, i ben informati, dovrebbero prendersi la briga di rispondere. L’ubicazione della festa non è stata resa nota poche ore prima, bensì settimane prima.
Inoltre la festa, tenendosi dentro l’ateneo, era abbastanza visibile non credete? In più, con gente in fila per circa un’ora all’ingresso di piazzale Aldo Moro, possibile che le forze dell’ordine non abbiano visto che stava accadendo qualcosa?

E quindi il nodo della questione: questa festa era o non era illegale? Il rettore era a conoscenza di questa Notte Bianca? Gli organizzatori hanno seguito tutte le procedure legali per far si che si potesse svolgere una manifestazione fino a tarda notte? E non basta aver avvertito l’ambulanza per dirsi a norma. Anche perché non è possibile che in tutta l’università ci fosse solamente una via di uscita e di entrata. Come la totale assenza di servizio d’ordine all’interno.

Dubbi e domande che non trovano risposta, ad eccezione di quelle che raccontano di biglietti d’ingresso a due euro. Quando si trattava di una libera offerta libera. Con tutte queste polemiche montate eccessivamente, con l’uso dei termini sbagliati per raccontare l’evento, inizio a pensare che siano a rischio altri eventi futuri, legittimamente organizzati dalla Sapienza e dai suoi studenti. Noi studenti rischieremmo di perdere luoghi e manifestazioni di raduno, a causa di queste domande non risposte e di questo pessimo vocabolario usato.

Chi parla male, pensa male. E questa presa di coscienza la dobbiamo a Francesco Ginese, il 26enne che tutte queste parole ha dato la vita per tirarle fuori. Grazie per avermi fatto capire come funziona l’informazione in Italia e come funzioni questo paese quando si tratta di assumersi anche la minima responsabilità.

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