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Sanremo, festival della musica italiana.
Amadeus presenta Rula Jebreal: una delle consigliere di Macron, giornalista di spessore internazionale che ha sceso molte scalinate importanti di tutto il mondo. Collaboratrice di testate giornalistiche internazionali, come Cnn e tante altre.

Lei ci svela che la sua più grande emozione è stata quella di scendere le scale dell’aereo che l’ha portata in Italia. Quella scala che le ha dato la cittadinanza italiana. Quella che le ha permesso di essere una donna libera, emancipata, colta, e non solo una bella donna (si potrà dire che è bella? Sarà politicamente scorretto? Forse no, al festival è venuta con abito da sera, scollatura, tacchi, trucco, tutto. È scesa da gara, mica in tunica). L’Italia oggi non è razzista, l’Italia oggi è una emozione.
Emozioniamoci allora oggi! Con Rula, donna libera, che presenta come la migliore valletta di sempre, il cantante “Achille Lauro” che canta:

ME NE FREGO

 

Poi però arriva il suo monologo. Parla della violenza sulle donne.

Inizia con le domande imbarazzanti che spesso vengono fatte alle donne vittime di violenza. Nei tribunali o dagli inquirenti. Si mette sempre in dubbio la buona fede delle vittime, prendendo in considerazione l’abbigliamento, il motivo dei loro spostamenti, il motivo delle loro frequentazioni.

Poi ci rivela il dato più inquietante. Le donne vittime di violenza, hanno il carnefice in casa nell’80% dei casi.

Parla anche della madre, vittima anche lei di violenza. La mamma si è suicidata dandosi fuoco. Quando era solo adolescente, fu brutalizzata e violentata. Aveva solo 13 anni quando fu violentata da un uomo, e il sistema marcio in cui viveva non le ha consentito di denunciare l’accaduto.

L’uomo che l’ha violentata per anni, aveva le chiavi di casa.

 

Discorso davvero commovente che incoraggia tutte le vittime di abusi a liberarsi dai sensi di colpa. Davvero un bellissimo intervento

Nella serata del festival di Sanremo, Rula jebreal incita le donne ad non avere più paura;

Le donne non devono più essere vittime, orfane, un accessorio, una quota:

“Io lo devo a mia madre Nadia, lo dobbiamo alle nostre madri, lo dobbiamo a tutte noi, e anche a me stessa; lo dobbiamo alle nostre figlie e a quelle bambine, qui e là. Nessuno può permettersi di toglierci il diritto di addormentarci con una favola.

Vogliamo essere libere nello spazio e nel tempo, vogliamo essere silenzio, vogliamo essere proprio questo, Musica!

 

 

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