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Seconda serata di montagne russe per il fortunato show dedicato agli abbonati Rai. Menzione speciale che Amadeus non manca di attribuire anche ad uno storico contribuente delle reti pubbliche. Tra i primi posti si alza un 85enne di Casalecchio, abbonato Rai dal ’54, che siede circondato da tutti i volti più noti. Il poveretto, più che paladino della tassa televisiva, si giustifica di averla pagata una volta e poi.. ” Si è andato avanti a pagare”. Almeno lei ci ha guadagnato un posto accanto alla moglie di Amadeus, si potrebbe obiettare.

Amadeus fa peggio di fabio Fazio

Ma veniamo alla conduzione, perchè in questa seconda serata Ciuri Fiorello dà il meglio di sè. Tra rapine di scena e microfono agli ospiti e balbuzie da iperattività. Ne cade vittima lo stesso Amadeus che deve spartire la scena con un adrenalinico e compulsivo Fiorello. Ama sembra capace solamente di trasformare l’imbarazzo in risate ad acutissimi decibel. In confronto era più prestante sulla scena Fabio Fazio nella conduzione di Sanremo 64esima edizione. Ed è un paradosso, considerato che su quel palco era affiancato da Luciana Littizzetto.

Sfrutta infatti l’ondata di polemiche che hanno aperto quest’anno il Festival, tra sessismo e passi indietro. La battutina sugli ISMI potrebbe far ridere giusto su Libero. Considerando che tutti i sostantivi che terminano con tale suffisso rappresentano oggi un grave pericolo per l’idea di modernità che dovremmo avere. Apre vestito da Maria de’ Filippi con una tenuta che ricorda vagamente Sister Act. Ci si potrebbe chiedere se il gesto fosse diretto a ridicolizzare la performance di Achille Lauro o volesse simulare l’apertura di una puntata di C’è posta per te.

Nel primo caso Rosario indossa la mise della de’ Filippi in maniera talmente scordinata e sgraziata, che Achille Lauro in confronto veste l’eleganza di Monica Bellucci (e di sicuro almeno ha lasciato un segno). Nel secondo caso lo aiuta Laura Chimenti. Con la sua lettera alle figlie trasforma il palco dell’Ariston in una trasmissione dai toni intimisti e strappalacrime. Un solco profondissimo tra l’esperienza dura ed esemplare che Rula racconta della madre e la posta del cuore della giornalista del TG1. Realissima la tematica: lo scontro tra vita privata ed aspirazioni di crescita professionale ma queste parole così poco potenti ed incisive non lasceranno nessuna memoria già domani.

I monologhi della seconda serata

Meglio invece Emma D’Aquino, collega giornalista anche lei, che porta al Festival la tematica della libertà d’informazione. Dona infatti migliore visibilità ad un argomento di rilievo attualissimo, una di quelle cose di non si discute nel salotto della D’Urso per intenderci. Nota positivissima la menzione di Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese uccisa per la sua attività di inchiesta sul governo maltese. Magari però la prossima volta invece di citare solamente una lista di dati sterili si potrebbe invitare uno di quei giornalisti che rischiano la vita tutti i giorni nei fronti di guerra. E non i Ricchi e poveri.

Per finire le montagne russe della conduzione raggiungono il loro apice con il trio da Karaoke di Djokovic, Fiorello ed Amadeus. Sembrano tre amici del calcetto che cantano al termine della partita. E le loro fidanzate, D’Aquino e Chimenti che osservano con aria comprensiva il bisogno di protagonismo dei loro comapgni.

Villa Arzilla fa boom di ascolti

Ma veniamo alla musica. Perchè le aspettative che avremmo potuto covare in merito ai big di questa seconda serata, sono state tutte (o quasi) irrevocabilmente disattese. La giostra degli ospiti deraglia prepotentemente con l’entrata dei Ricchi e Povery. Se qualcuno dovesse obiettare che questo festival sia stata la vendetta dei Boomers, sarebbe impossibile dargli torto. Tra l’emergere oggigiorno di figure giovanissime e penetranti nel mondo dell’attivismo politico, ambientale o musciale, ecco che spiccano alcune mummie del museo delle cere a consolare gli animi degli spettatori.

Il gruppo degli anni ’60 canta in playback (e come dargli torto, hanno l’età di mia nonna) e si muove con posture da Villa Arzilla. Se sono loro l’evento del Pop mondiale, si dovrebbe per converso sperare che arrivi per prima Elettra Lamborghini. E proprio Elettrona delude un po’ tutti. Nonostante le sorvolabili doti canore, avrebbe potuto portare una vera ventata di provocazione e vestiti succinti. Invece ci ritroviamo a dover sentire fino alla fine una brutta canzone raggaeton che inneggia alla nostalgia verso una Cabròn durante il dopo sbronza. Anche quel twerk era meglio in Pem Pem.

L’apice delle montagne russe

Continuando sulle nostre montagne russe, c’è però davvero un momento mozzafiato. Non se ne vedevano così dai tempi di Ti regalerò una rosa di Simone Cristicchi. Ed è la canzone di Paolo Palumbo. Ex cuoco affetto da SLA che porta la sua storia grazie alla narrazione del rapper Kumalibre. Paolo regala, “con la sua voce da casello autostradale“, un messaggio vero e pieno a tutti gli spettatori. Specialmente a chi a difficoltà ad interfacciarsi con il mondo della disabilità. Quella realtà che spesso vediamo distante, diversa ed impossibile nel nostro quotidiano irrompe al Festival di Sanremo. E con la sua potenza imbarazza anche Amadeus, che come spesso ci accade, modula  con lentezza le parole nel salutarlo, come se Paolo avesse perso l’utilizzo dell’intelletto piuttosto che il controllo del suo corpo.

Rancore vs. Junior cally

Ultimi della serata arrivano Rancore e Junior Cally. Forse per il tardo orario. Dopo un’infinita serie di gags inutili si poteva forse lasciare un po’ più di spazio ai ragazzi. Ma c’è una differenza fondamentale tra i due, nonostante la pretesa di inquadrarli in uno stesso genere. Rancore porta infatti un pezzo che non parla di amore (grazie a Dio). Ma di guerra e resilienza (quella vera, non quella botulinica di Rita Pavone).

Mentre Junior Cally cavalca l’ondata di denigrazione, ad opera di Matteo Salvini, che lo ha investito negli ultimi mesi. Oltre al fatto che questa ondata mediatica è banalmente funzionale a pompare il suo personaggio. La sua polemica politica è scialba quanto la conduzione di Amadeus. Ed è pure tristemente funzionale al mondo del rap: autoreferenzialità al massimo. Forse non ci si poteva aspettare di più, dato che l’espediente della maschera per celare la sua identità non rappresenta la stessa arguzia della maschera di Myss Keta. E sicuramente non verrà premiato nemmeno Rancore ed il suo rapper ermetico di versi veri e taglienti. Staremo a vedere.

Claudia Comandini

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