Mayor of Rome and member of the Five Star Movement (M5S), Virginia Raggi leaves a courthouse in Rome on November 10, 2018 after being discharged of accusations of corrupt hiring practices. - Rome's public prosecutor on Friday requested a ten-month jail term for Raggi, who became the city's first female mayor in 2016. Raggi was accused of making false statements regarding the appointment of Renato Marra as Rome's tourism chief. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)
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In Campidoglio qualcuno se n’è finalmente è accorto e sembra ammetterlo: «Non servono a molto questi blocchi, ma siamo obbligati per legge».

In realtà, come sostengono alcuni esperti, a partire dal Cnr, qualche margine discrezionale per i sindaci c’è, almeno sulla categoria delle auto da mettere al bando.

Ma sono soprattutto i numeri a certificare l’ennesima beffa Capitale, stavolta in versione smog: nonostante da due giorni siano ferme quasi 700mila auto diesel, addirittura le Euro 6, gli sforamenti del limite delle polveri sottili aumentano, anziché diminuire.

Ecco i dati: stando agli ultimi rilevamenti pubblicati dall’Arpa Lazio, che fanno riferimento alla giornata di martedì, a Roma in 9 centraline su 13 i valori di Pm10 nell’aria avevano scavallato i livelli di legge.

Una centralina in più rispetto al precedente report, che riguardava la giornata di lunedì, quando il maxi-divieto firmato dalla sindaca Virginia Raggi non era in vigore.

Il blocco di tutte le auto diesel dell’Urbe (e di quelle a benzina fino a Euro 2, già tagliate fuori da buona parte della città) è scattato martedì mattina.

Perfettamente inutile per abbassare i livelli d’inquinamento, a quanto pare, che continuano a galoppare oltre il tetto imposto anche dall’Ue.

Gli sforamenti sono stati registrati dalla Tiburtina all’Eur; in Campidoglio, ha preso a circolare un’idea: prolungare i divieti ancora.

Altro blocco oggi e sabato, mentre domenica è già in programma da tempo la giornata ecologica, quando si fermeranno quasi tutte le auto salvo poche eccezioni, come le macchine elettriche.

Insomma, il calvario di tanti automobilisti, costretti a restare con le chiavi in tasca e ad affidarsi ai malconci mezzi pubblici, potrebbe trascinarsi fino a lunedì.

Altro paradosso: il grosso dei bus di Roma – oltre il 60% – è alimentato a diesel e lo stesso discorso vale per le auto dei vigili urbani, quelli che in questi giorni si stanno occupando dei controlli e di staccare le (pochissime) multe contro gli automobilisti che non rispettano l’interdizione.

La Municipale a maggio ha fatto entrare nei garage 500 auto a noleggio: tutte diesel., persino il pulmino per la banda musicale del Corpo sarà a gasolio.

Il blocco naturalmente fa discutere e gonfia le polemiche con i consumatori che minacciano diffide contro il Comune, mentre si è fatta sentire anche l’Aniasa, l’associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità: «Lo stop di tre giorni alla circolazione sulle strade di Roma di tutti i veicoli diesel è l’ennesimo, miope atto con cui un’amministrazione locale decide di danneggiare automobilisti e aziende che scelgono di usare veicoli Euro 6, di ultima generazione con emissioni prossime allo zero, è stato un atto di pura ideologia, privo di sostegno scientifico».

Infuriati anche i commercianti. «Lo stop di questi giorni blocca la Capitale e i consumi e si traduce in un danno economico per le piccole e medie imprese romane.
Altro che polveri sottili, la Raggi ha bruciato milioni di euro», attacca Claudio Pica, presidente della Fiepet-Confesercenti.

E il governo che fa?

Il ministro dell’AmbienteSergio Costa – che la prossima settimana dovrebbe andare a Milano per l’emergenza che vive anche il capoluogo lombardo – è intervenuto sugli effetti dell’inquinamento commentando la stima dei morti in Italia ogni anno: «Anche un morto è pazzesco, ma 80-90 mila è agghiacciante».

Costa ha poi ricordato che il nostro Paese «è sottoposto a due misure d’infrazione Ue che pesano sulle tasche degli italiani» e che sul tema «la competenza è delle Regioni ma c’è un ruolo del ministero».

Per il ministro della Salute, Roberto Speranza, servirebbe una programmazione di lungo periodo, con investimenti in particolare sull’economia verde.

Fonte: Il Messaggero

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