Chiude a Roma il Caminetto, storico ristorante della Roma bene in quei Parioli patinati e pettinati alla Roberto Mancini, frequentato da storiche famiglie di imprenditori ma anche vip o parvenue dell’ultima ora desiderosi di darsi un tono sedendo al tavolo di fianco ad una star.
I motivi non li conosciamo, d’altronde solo i proprietari conoscono la verità, che probabilmente è semplicemente legata ad un sintomo ormai patologico della città: la fuga di imprenditori e quindi di quel flusso di denaro che questi producono dando lavoro nei diversi settori di competenza.


La fuga di Sky dalla capitale, che tanto ha fatto rumore, non è stata solo un caso, ma una conseguenza legata ad una città che, giorno dopo giorno, perde pezzi, interesse ed appetibilità. A Roma il problema non è solo la mondezza, o le polemiche da social, ma anche una lenta emorragia di imprenditori che lasciano il terreno oltre che a politici improvvisati anche ad imprenditori improvvisati, ed è forse questo il brivido più forte che si avverte nella capitale: un flusso continuo di fallimenti che non si arresta.
Il Caminetto a Roma non era solo un ristorante ma un simbolo, una certezza, un luogo di riferimento per giovani, rampolli e non, che nessuno potrà restituire alla città; era la terra di mezzo, il campo neutro tra i diversi circoli della capitale, dall’Aniene a quello degli scacchi, al circolo della caccia, all’antico tiro a volo o il circolo del Polo.
Perdere il Caminetto è per molti solo la chiusura di un ristorante, senza fare tragedie, ma per chi vive e conosce la città è il battito di ali di una farfalla, che a reazione scatena una tempesta.

Emanuele Artibani

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