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«La paziente era in condizioni disperate. L’intervento chirurgico si preannunciava di rara difficoltà. Perdita di coscienza. Lesioni vaste e profonde al cranio e agli arti superiori. Emorragia copiosa…».

La signora Amelia, volontaria nel canile «Valle Grande», zona Olgiata, era stata appena azzannata da un pitbull inferocito.
«In oltre quarant’anni di professione, mi creda, di mani, dita e braccia da ricostruire ne ho viste tantissime, ma un paziente ridotto così male dai morsi di un cane non mi era mai capitato. Siamo entrati nella sala operatoria alle 11 e ne siamo usciti alle 8 di sera. Un lavoro di squadra eccezionale, quattro equipe mediche in simultanea. Alla fine la soddisfazione era grande, una gioia quasi palpabile…»

Sono passati 5 giorni, ma il professor Vincent Mazzone, primario di Chirurgia della mano al Gemelli, sente ancora l’adrenalina di 9 ore di sala operatoria. È grazie a lui e ai 10-12 colleghi che si sono alternati, a cominciare dal primario della Chirurgia vascolare Yamume Tshomba, che la volontaria Amelia Ceci, 65 anni, è tornata a sorridere. Giovedì scorso, 25 marzo, al suo arrivo in eliambulanza, la donna lottava tra la vita e la morte. La volontaria si fidava, nell’ultimo anno erano uscite insieme oltre cento volte, nell’area di sgambamento del grande canile sulla Cassia. Ma stavolta, appena tolto il guinzaglio, le si era avventata contro, massacrandola. Gli educatori cinofili accorsi erano rimasti sotto choc.

Dottor Mazzone, il dramma della signora Amelia ha commosso molti. C’è un’inchiesta in corso. Anche dal punto di vista medico è una storia eccezionale. Come è arrivata sotto i vostri ferri?
«Le condizioni erano gravissime, ad alto rischio. Abbiamo dovuto trasfondere due sacche di sangue. La signora per proteggere il viso aveva alzato d’istinto le braccia, e quindi i morsi avevano dilaniato le zone più delicate, quelle che girano dentro le ascelle, dove passano i vasi, e strappato i fasci muscolari, reciso l’arteria omerale e stirato tre nervi del braccio destro e due del sinistro, con una perdita molto importante di copertura cutanea».

Frida, la pitbull feroce dagli occhi dolci, le aveva strappato la pelle.
«Effettivamente una lesione da morsicatura di cani tanto profonda, vasta e fondamentalmente cattiva non l’avevo mai vista. Il cane ha puntato alla testa. Il resto del corpo non l’ha toccato. Premesso questo, la paziente è stata fortunatissima».

Non glielo vada a dire, ad Amelia…
«Parlo sul serio, uno dei morsi sul collo ha sfiorato la carotide. Per pochi millimetri l’esito non è stato fatale».

Fonte : Corriere della sera

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