Di Maio
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La posta in gioco è senza dubbio la più alta. Per i giallorossi, la neonata maggioranza Pd-M5S-Iv, quello dell’immigrazione è il tema dei temi. Una delle scommesse più grandi del governo è infatti quella di costruire una valida alternativa politica alla gestione dell’immigrazione dell’ex ministro dell’interno Matteo Salvini. Tra la discontinuità promessa dal Pd e la mal celata voglia dei pentastellati di proseguire la linea dura; Luigi Di Maio, nella nuova veste di ministro degl’Esteri, intervistato a “Dritto e Rovescio” su Rete4,  promette di limitare a 4 mesi l’iter per il completamento del vaglio delle richieste di asilo presentate nel nostro Paese.

La promessa è antica. Già nel 2014, quando per la prima volta il Movimento fondato da Beppe Grillo si candidò alle Europee, la proposta campeggiava sul loro programma elettorale. Colpire il cosiddetto business dell’immigrazione dimezzando i tempi di verifica di attesa dopo la richiesta di asilo.

Tempi che ancora oggi rimangono lunghissimi. Quasi 1000 giorni, circa 2 anni, stando agli ultimi dati. Due anni solitamente se ne vanno per il primo appuntamento. Sotto richiesta dell’Arci la Commissione Asilo di Firenze nel gennaio di quest’anno ha detto di stare analizzando le domande presentate ad inizio 2017. Tempi biblici insomma, a cui si devono poi aggiungere almeno tre mesi per avere la risposta e, nel caso di approvazione della domanda, anche diverse settimane per ottenere il permesso di soggiorno elettronico.

“Sui rimpatri siamo fermi all’anno zero – ha spiegato il capo della Farnesina  – domattina iniziamo con la firma di un decreto e mandiamo un messaggio che è questo: Guardate che è inutile che venite, se non avete i requisiti per la domanda di asilo, perché in maniera democratica vi mandiamo indietro”.

Il provvedimento, ha chiarito quindi Di Maio, “nasce dal concerto con il premier, con il ministro dell’Interno”. Per l’ex vicepremier si tratta di “un lavoro di squadra. Non voglio assolutamente improvvisare e questo decreto fa parte del programma di governo”.

Infine di leader pentastellato ha sottolineato l’importanza di stringere nuovi accordi strategici con i paesi del Mediterraneo per nuovi rimpatri. L’ultimo a farlo fu Massimo D’Alema con la Tunisia nel 2007, da allora la situazione si è cristallizzata. Oltre alla Tunisia l’Italia ha accordi per il rimpatrio solo con Nigeria, Marocco e Egitto.

Dopo le polemiche tra i 3 partner di governo su iva, nuove possibili tasse sulle merendine e su beni di lusso che sia la volta dell’immigrazione a far traballare l’esecutivo. Tasse e immigrazione insomma, a 29 giorni dalla nascita del “BisConte” già emergono le prime crepe.

MAmanero

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