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RIAPRIRE I BAR, COME E QUANDO?

E finalmente, dopo quasi 2 mesi di assenza, siamo tornati in radio a condurre le nostre trasmissioni nella nostra giovane ma amata radio.

Argomento principe di questi giorni è, purtroppo, come sempre, il coronavirus e noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di parlarne in modo funzionale e costruttivo, per fare chiarezza con i diretti interessati, parlando con ognuno dei problemi che si dovranno affrontare in fase di riapertura.

Ospite della “prima” puntata uno degli imprenditori più stimati e conosciuti nel panorama romano, Sergio Paolantoni, che da circa 60 anni con la sua famiglia gestisce, all’Eur, il famoso “Caffè Palombini”

Con Sergio abbiamo subito chiarito, ammesso che ce ne fosse stato bisogno, che come tutte le aziende, grandi e piccole, come si suol dire “non è tutto oro quello che luccica”…

Sergio sfatiamo subito il mito che voi “baristi” siete ricchissimi? Mi confermi che su quello che incassate ci sono tantissime spese “invisibili” che vanno ben oltre il costo del prodotto?

Ovviamente si, aldilà del costo del prodotto, che da noi è sempre di prima qualità, va precisato che dietro ogni singolo caffè ci sono dei costi che la gente fa fatica a contemplare che vanno dal banchista, alla macchina che lo prepara, allo zucchero, alla tazzina che viene poi lavata, alle tasse

Tutte spese che vanno ad incidere su quell’euro che noi incassiamo col quale poi paghiamo anche luce, acqua, tasse comunali, affitti… quindi ogni azienda, grande e piccola, non produce gli utili che spesso vengono immaginati!

C’è anche da considerare quanta roba da mangiare resta invenduta che non è rivendibile il giorno dopo, tutte cose che noi doniamo quotidianamente ad alcune associazioni che si fanno carico di recapitarla a chi ha bisogno.

Ad esempio quanti dipendenti avete?

Circa 70, tra quelli che si vedono e quelli che stanno in seconda linea, sempre altrettanto importanti, quali i pasticcieri, i ragazzi delle pulizie, l’amministrazione… tutta gente che ora è in cassa integrazione perchè non saremmo stati in grado di pagare circa 200.000,00 di stipendi e relativi contributi ogni mese.

Come vedi la ripartenza, anche se tra l’altro non ci sono date certe…?

Sicuramente la stagione, che ormai è zoppa, non ripartirà subito a 100 all’ora, perchè va in primis superata la diffidenza dei clienti.

Poi, ragionando sulle regole che ci daranno, alcuni come me, cha hanno ampi spazi potranno andare avanti, ma chi ha un piccolo bar con unico punto d’accesso ed uscita, sarà ovviamente penalizzato.

A tuo giudizio come potrebbe aiutarvi l’amministrazione capitolina?

Dal punto di vista fiscale dovrebbero cancellare i pagamenti delle tasse comunali come la TA.RI, perchè non stiamo ovviamente producendo rifiuti, l’OSP, occupazione del suolo pubblico, perchè è proprio questa la stagione in cui si utilizzano gli spazi all’aperto, e per chi occupa spazi di proprietà del Comune anche una moratoria per gli affitti.

Per quanto riguarda il lato lavorativo suggerisco di far ampliare lo spazio esterno per poter mettere lo stesso numero di tavolini che avevamo in precedenza ma rispettanto le distanze sociali, autorizzare l’asporto per quelli come noi che possono in questo momento solo produrre ma poi si vedono obbligati a consegnare direttamente al cliente, con un ulteriore dispendio di costi ed energie.

Come vedi il futuro dei bar?

Sicuramente difficile, già pensare che noi da circa 60 anni non abbiamo mai chiuso ed oggi stiamo così mi fa pensare male, pensa che noi la sera lasciamo le luci accese per essere un riferimento sempre visibile nel quartiere, ma il vero problema non siamo noi che in un modo o nell’altro possiamo resistere alle limitazioni che ci imporranno, quanto le piccole realtà che rischiano di scomparire, anche perchè avranno probabilmente problemi coi fornitori che appena possibile vorranno rientrare dei loro crediti.

L’unica cosa che mi sento di suggerire a chi ci governa, a nome della mia ma anche di tutte le altre categorie produttive, è di ascoltarci prima di decidere, poichè ognuno conosce le difficoltà del proprio settore ed insieme potremmo uscire meglio da questo incubo.

Valerio Scambelluri

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