Referendum costituzionale
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Breve introduzione al Referendum.

Il Referendum Costituzionale che si svolgerà più il 20 e il 21 Settembre 2020  ha come quesito quanto segue: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Modifiche agli articoli 56,57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei Parlamentari’, approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.250 del 12 ottobre 2019”?

Con la modifica dell’articolo 56 della Costituzione avverrà la diminuzione del numero dei deputati: da 630 a 400. La rielaborazione dell’articolo 57 della Costituzione consiste nella diminuzione del numero dei senatori: da 315 a 200. Infine, la modifica dell’articolo costituzionale n° 59, si imporrà un massimo di 5 senatori a vita in carica contemporaneamente.

Camera dei Deputati prima e dopo il referendum costituzionale.
Senato della Repubblica prima e dopo il referendum.

NO al voto referendario.

Principali elementi a favore del “NO”:

  • Crisi del Parlamentarismo: Bisogna risollevare i valori parlamentari persi in questi anni. Già fin prima del Referendum Costituzionale del 2016, il parlamento ha iniziato a perdere credibilità e competenza. Il non “taglio” potrebbe fare concentrare la politica nella formazione e nel dialogo costruttivo. Non è il Parlamento al centro della Carta costituzionale? Si è costruito un sistema parlamentare, ormai consolidato da oltre 70 anni, perché ora dar più potere al governo e ricominciare da zero?
  • Più frammentazione inter-partitica: Ci saranno meno partiti e meno competizione tra partiti, ma sicuramente aumenterà la competizione all’interno del partito. Ci saranno partiti grandi ma con tante frammentazioni interne. Inoltre, non sarà garantita quella grande rappresentatività che ha caratterizzato la politica parlamentare italiana. I piccoli partiti sono oro per il dibattito democratico. Perché farli tacere?
  • Meno rappresentanza parlamentare: Gli elettori si troveranno davanti meno scelta, pochi partiti con interessi generali, questo può causare una “dittatura della maggioranza”. Le minoranze non verranno valutate. Addirittura, si creeranno circoscrizioni di Serie A e di Serie B. Alcune zone non verranno rappresentate. Se ora loro sono rappresentate almeno da un seggio, con il “SI” nemmeno quello. Perché ridurre la rappresentanza a discapito dei cittadini?
  • Riduzione dei tempi: I tempi sono scanditi da un iter legislativo, non dalla volontà del singolo. Il percorso della formazione della legge sta su un binario che ogni membro del Parlamento deve rispettare. Iter legislativo che serve a far rispettare le regole anche ai “nullafacenti”. Con il taglio inoltre, potremmo avere meno competenti con grande cultura politica.
  • Riduzione dei costi: Ovviamente, stipendi e indennità sono elevati, ma sono solamente una piccola spesa a confronto a tutta la spesa pubblica. Si può sempre fare un taglio degli stipendi e delle indennità, che ormai sono obsolete. Questo è possibile senza andare a modificare la forte rappresentatività che distingue la Repubblica italiana da tanti altri sistemi parlamentari.

Queste erano le motivazioni che possono spingere a votare contro il Referendum Costituzionale. Ma per un voto cosciente ed informato perché non leggere anche le motivazioni che spingono per il “Sì”?

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