Serpeggia già tra le stanze del Campidoglio e dell’Assessorato alla mobilità, la risposta alla sentenza del Tar che oggi ha disposto di accettare il ricorso presentato dal comitato a favore della liberalizazione per il servizio di trasporto pubblico:
“La sentenza del Tar non cambia nulla in termini sostanziali, il referendum per l’esternalizzazione del servizio di trasporto pubblico di Roma Capitale era solo consultivo”.
Dunque, anche in presenza della certificazione della vittoria del ‘Si”, conseguenza diretta della sentenza dei giudici amministrativi, non c’e’ alcun effetto vincolante sul Comune di Roma la cui decisione di procedere con l’affidamento in house resta confermata. Due erano i quesiti referendari sottoposti ai romani l’11 novembre. Il primo, il piu’ importante, chiedeva ai cittadini di decidere se affidare, o meno, tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo mediante gare pubbliche, anche ad una pluralita’ di gestori, garantendo forme di concorrenza comparativa. Di fatto si chiedeva l’autorizzazione ai cittadini di sottrarre l’affidamento del servizio di trasporto in modo diretto ad Atac, per metterlo successivamente a gara.
A questa domanda avevano risposto solo il 16,4% degli aventi diritto. Una percentuale piu’ bassa rispetto a quello che allora era stato fissato come quorum, ovvero il 33%. Il risultato aveva comunque premiato il ‘Si”: il 74% dei votanti, infatti, si era detto favorevole alla fine del monopolio di Atac.
Ora il Tar del Lazio ha deciso che quel 33% di quorum non e’ valido perche’ “l’esito referendario non e’ soggetto a sbarramenti, con la conseguenza che l’amministrazione avrebbe dovuto procedere alla promulgazione del risultato che ha visto prevalere i ‘Si”, con gli effetti che derivano dalla disciplina di riferimento”. Ma la natura consultiva del referendum, secondo il Comune, non cambia le carte in tavola: il Tpr resta nelle mani di Atac.

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here