Siamo tutti a conoscenza del fatto che esistono dei gruppi di individui il cui scopo principale è condurre affari al di fuori della legalità. Ci si riferisce genericamente a questi individui come membri della “criminalità organizzata” oppure più spesso come “mafia”.

Come disse Andrea Camilleri, simbolo della lotta alla mafia condotta tramite la cultura e la letteratura, recentemente scomparso, in una conversazione con Carlo Lucarelli, conduttore di Blue Notte: se uno potesse quantificare dal punto di vista economico il danno prodotto dalla mafia alla nostra società, questo sarebbe un numero con un’enorme quantità di zeri.

Gli ultimi studi sull’argomento relativi alla mafia calabrese nota come ‘Ndrangeta, riportati dal Guardian e dal Washington Post, confermano l’opinione dello scrittore: il fatturato annuale dell‘Ndrangeta si aggira attorno ai 24 miliardi di $—una cifra enorme equivalente quasi al 4% del Pil italiano e superiore al fatturato di Deutsche Bank o McDonald’s, e comparabile al giro d’affari di compagnie famose in tutto il mondo come Starbucks (fonte: Fortune 500).

Eppure questi dati sono solo la punta di un iceberg dalle proporzioni gigantesche; “la mafia” non è una—non è solo l’Ndrangeta calabrese o quella italiana—ma è internazionale. Il giornale americano Foreign Policy è perfettamente consapevole di questo aspetto e ha dunque stilato una lista delle mafie più famose (e pericolose) del mondo, oltre a quella italiana:

La Yakuza. La mafia giapponese è famosa per lo stile dei suoi membri; i gokudō, ovvero gli affiliati della Yakuza, si vestono in modo appariscente ed hanno intricati tatuaggi che coprono buona parte del loro corpo come protezione contro le malattie e il malocchio. Un elemento molto caratteristico della Yakuza è che alcuni dei suoi membri non hanno una falange delle dita; rimuoverlo è considerato un gesto d’onore per ripagare un torto o una mancanza fatta all’organizzazione nel suo complesso. Inoltre, la Yakuza gode di una certa dose di protezione politica in Giappone; l’estrema destra infatti considera la Yakuza un simbolo culturale del pease più che un’organizzazione criminale (fonti: Forbes e BBC).

La mafia Russa. Forse l’aspetto più peculiare di questa forma di crimine organizzato sono le tombe dei suoi affiliati, le quali sono sontuose al tal punto da risultare kitsch e di cattivo gusto. Le parti di cimitero riservati ai gangster russi spiccano rispetto alle altre per la presenza di oro e marmi sontuosi. Anche i gangster russi possiedono tatuaggi, chiamati vory. Questi rappresentano le attività criminale svolte dal suo possessore: una stella o un animale esotico infatti simboleggiano una particolare abilità nelle riscossione dei debiti oppure nel contrabbando (fonti: Guardian e Vice).

I narcos del Sud America. Sebbene questo genere di mafia sia a sua volta riducibile in sotto-gruppi in aperto contrasto tra loro, come il Cartello di Sinaloa o i Los Zetas, questi hanno delle caratteristiche comuni. La più importante delle quali è senza dubbio il loro business principale: la droga. Che si tratti di metanfetamina, eroina o fentanyl, i narcos sono i principali responsabili della produzione di droga, del suo stoccaggio e contrabbando a livello internazionale. I tatuaggi dei gangster sud americani svolgono una funzione di identificazione: sono la prova concreta di fedeltà immediatamente visibile e incondizionata a questo o quel gruppo criminale—un patto appunto indelebile e scritto sulla propria pelle. (fonti: Council of Foreign Relations e Vice).

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