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L’inesistente ponte sullo stretto di Messina, ad oggi è costato più di 312 milioni. Cosi stabilisce una relazione della Corte dei conti nel 2016.

La società che si occupava della progettazione del ponte, la Stretto di Messina Spa, doveva essere messa in liquidazione entro il 15 aprile del 2014 ed invece continua ad esistere e ad incassare soldi dalle casse pubbliche.

Nell’ultima relazione datata novembre 2018 la Corte dei Conti denuncia che la mancata estinzione sta determinando ulteriori costi finanziari per lo stato. Oltre agli inutili oneri di progettazione, dalla data della dovuta e mai avvenuta cessazione della società, sono stati spesi ulteriori 6 milioni ed ogni anno la spesa corrente è di circa 1 milione.

Questo ritardo, che comporta una continua emorragia per le casse pubbliche, pare dipenda dal continuo rimpallo di responsabilità tra il Ministero dell’Economia, il Ministero delle Infrastrutture e la Presidenza del Consiglio.

Per la Corte dei Conti la società va chiusa, per Anas invece no in quanto il giudizio è ancora pendente.

Si avvicinano le elezioni e l’argomento diventa attuale.

Nello Musumeci, governatore della regione Sicilia, propone un referendum per la realizzazione del ponte.

La Sicilia ha una ferrovia realizzata a fine 800′, chilometri di autostrade e strade statali fatiscenti, una viabilità interna pressoché inesistente, ma si continua a parlare del Ponte di Messina.

Forse con più di 300 Milioni di euro, qualche opera si sarebbe potuta realizzare.

 

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