[PODCAST]Francesco Ruggeri: ” Vi spiego che cos’è la Spesa Pubblica e perché ne abbiamo bisogno in Italia”

A lezione di economia con Francesco Reggeri, Dottorando di Economia all'Università La Sapienza di Roma, collabora con la FEF Accademy. Gli abbiamo voluto chiedere quel è il ruolo della spesa pubblica nelle economie degli stati.

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Anche Draghi alla fine ha ammesso che in Europa serve maggiore spesa pubblica da parte degli Stati. Abbiamo chiesto a Francesco Ruggeri che cos’è la Spesa Pubblica.

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Francesco Ruggeri, Spesso sentiamo che la spesa pubblica è un nemico da abbattere e che non fa bene all’economia di un Paese. La troviamo sempre accostata alla parola “improduttiva” ma la spesa pubblica è veramente improduttiva?

Ovviamente No. Faccio una premessa storica. Tutti gli aggettivi negativi che vengono accostati alla “Spesa pubblica” derivano dal “nuovo consenso” , una concezione economica che si è sviluppata agli inizi degli anni ’80. Questa teoria economica vede l’intervento governativo come controproducente all’interno dell’economia di uno Stato.

Quindi lo Stato non dovrebbe essere un agente economico?

Per il Nuovo consenso, i meccanismi del mercato sono sufficienti per arrivare ad una situazione di equilibrio. Lo stato dovrebbe solo fornire dei servizi che il mercato non riesce a fornire. Friedman parlava delle poste. Questa vulata teorica ha preso piede in tutte le università e in tutte le istituzione. L’unione monetaria Europea è stata il faro di questa concezione economica

Quindi da cittadini siamo diventati clienti, consumatori?

Esatto. La trasformazione da cittadini a  consumatori è reale in tutte le economie capitalistiche. Il capitalismo è fatto per produrre  per vendere

Però quando molte aziende vanno in crisi cercano sempre l’aiuto del pubblico. Come mai?

Per quanto la Teoria economica e le istituzioni si siano mosse per un ruolo marginale dello Stato. Lo stato non ha svolto mai un ruolo così marginale nel mercato. Gran parte delle innovazione tecnologiche sono avvenute per opera dello stato. Basti pensare ad internet, nato come un progetto militare o alla tecnologia “Siri”. Oggi gli Usa sono lo stato che investe di più, molto probabilmente sarò superato dalla Cina. Quando le imprese sono in difficoltà chiamano lo Stato ad aiutarle perché è uno dei pochi agenti economici che possono spendere in maniera anticiclica. Ovvero Quando le cose vanno male. Purtroppo in Europa invece gli Stati sono costretti a spendere in maniera ciclica e questo aggrava i problemi. Ci sono poi stati meccanismi come il Quantitative Easing di Draghi che hanno provato a correggere questo errore. Prima non si poteva intervenire per comprare i Titoli di Stato dei Paesi.

Ma che cosa è il Quantitative Easing? 

E’ una politica espansiva da parte della BCE che può acquistare Titoli di Stato, immettendo nel mercato una grande liquidità di soldi. La possibilità di Entrare nel programma di Quantitative Easing è vincolata però alle politiche che uno Stato è costretto ad attuare, in particolare il pareggio di Bilancio. Quindi la BCE può escludere questi Paesi dal programma in via unilaterale.

Ma perché insieme a questa grande quantità di denaro che la BCE produce e immette nel Mercato, non si immettono quantità di denaro per finanziare investimenti e spesa pubblica?

La BCE non monetizza direttamente il debito dei Paesi e quindi non accredita il denaro nel “conto” del Tesoro in modo tale che il tesoro possa finanziare le proprie iniziative. L’Europa nasce proprio per dividere questa possibilità. Perché nasce con la paura dell’inflazione. E si pensa che l’inflazione si generi se lo Stato aumenti troppo la spesa pubblica. In un mondo in cui la deflazione è perenne, in cui le banche centrali non riescono a portare l’inflazione al target che si sono autoimposte al 2% è quantomeno esagerato. Questa versione ortodossa che più moneta immessa nel mercato porti più inflazione questa correlazione non c’è. L’inflazione è un barometro del conflitto sociale. Se aumentano i prezzi, aumentano i salari.

 

A Roma ci sono delle aziende pubbliche che soffrono dei tagli delle spesa pubblica. Atac l’azienda dei trasporti, Ama quella dei rifiuti e Roma Metropolitane che si occupa di progettazione. Come la spesa pubblica può aiutare a migliorare i servizi di uno Stato o di una città?

In generale la spesa pubblica aiuta i Paesi a sviluppare una rete di infrastrutture che possano aiutare queste aziende. Se la quantità di Autobus è altamente inferiore alle esigenze, se non si comprano autobus nuovi da 20 anni è più probabile che vadano in fiamme e che l’azienda soffra o vada in fallimento.Durante la grande crisi del ’29 Keynes disse che lo Stato doveva intervenire nell’economia ed aveva ragione. Ed ha ragione anche adesso.  In questi anni di austerità l’Italia ha accumulato un gap di spesa pubblica rispetto ad altri stati di 100 Miliardi di Euro. Quando ci lamentiamo di scarsi servizi pubblici dobbiamo tenere presente questo dato. I vincoli di bilancio europei hanno costretto gli stati a dimunire la spesa pubblica. Ovviamente si è preferito tagliare gli investimenti a lungo termine e non licenziare le persone. Alla lunga i servizi si sono impoveriti perché non hanno infrastrutture soddisfacenti. 

Oggi, però, siamo arrivanti anche al punto di licenziare le persone o di bloccare il turnover nella pubblica amministrazione..

In Italia abbiamo meno dipendenti pubblici, rispetto alla popolazione, di quelli di cui avremmo bisogno. Se li paragoniamo ai dipendenti pubblici degli altri Stati il dato salta agli occhi. Per far funzionare gli investimenti, la costruzione di infrastrutture serve anche del personale che porti avanti queste iniziative dello Stato. Senza farne una questione generazionale, abbiamo bisogno anche nella P.A. di persone formate, giovani, che possano avere maggiore familiarità con la nuova tecnologia. Invece in Italia siamo stati costretti a bloccare il Turnover nella pubblica amministrazione, mancano dei medici negli ospedali perché il pubblico non può fare nuove assunzioni. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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