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Eugenio Patanè, in questi anni ha cercato con lucidità di analizzare le carte ed approcciarsi al Processo di Mafia Capitale dirimendo i fatti dalle opinioni.

PODCAST:

Il processo è finito ci fai un tuo bilancio?

Si è finito, ma non sono contento di tutto questo. Ci sono delle vite umane che sono rimaste appese per 5 anni, infamate e infangate dal marchio di Mafiosi. Non solo le persone ma la Capitale d’Italia è stata infangata. Avere il contentino dopo 5 anni che avevamo ragione è stata un’amara verità che conoscevamo, ma che non può ripagare quello che abbiamo subito come cittadini e quello che hanno subito gli imputati.

Secondo te è possibile quantificare i danni che Roma ha avuto da questo processo?

Siamo di fronte ad un valore inestimabile, come un’opera d’arte rovinata. Il declino di Roma nasce da prima, con la vittoria di Alemanno dove nascono i debiti delle società partecipate. L’aprile del 2014 è stata la scintilla che ha fatto scoppiare tutto. La responsabilità è tutta della Procura di Roma e dei giornalisti. Il Circo mediatico-giudiziario in alcuni casi distrugge le vite, ma qui hanno procurato un danno infinito. Chi è disposto ad investire in una città Mafiosa? Chi è disposto a spostare l’azienda in una città taglieggiata dalla mafia? Nessuno

La crisi di Roma è dovuta, quindi, non solo dalla cattiva amministrazione?

Va bene la Raggi incapace, Marino il marziano, ma questa città è stata affossata da inchieste disastrose come questa. Io questa notte non ho dormito, nonostante si sia acclarato che quello che dicevamo era giusto, per me, ci sono persone in carcere che non hanno commesso i reati di cui sono stati condannati.

Possiamo riassumere il messaggio che ha dato la Cassazione con questa frase “smettiamo di gonfiare i processi per i fare talk show”?

L’indagine si è mossa su due livelli, il primo è quello dell’associazione, ovvero persone che si mettono insieme per fare degli altri reati. Il primo è un reato strumento, i reati collegati sono i reati fine, ovvero la corruzione e la turbativa d’asta. In questo processo,  siccome non si poteva far vincere gli imputati 2 a 0 le partite sono finite sempre 1 a 1. Mi spiego meglio, nel primo grado il tribunale aveva stabilito un principio molto corretto: Non c’è la mafia, ma ci sono due associazioni a delinquere distinte che non c’entravano nulla l’una con l’altra, quella di Carminati divisa da quella di Buzzi. Stabilito questo aveva dato pene molto alte sui reati fine. Partita finita 1 a 1. Non c’è Mafia ma pene esemplari. L’appello invece la riporta 1 a 1. Ha dato la Mafia, ma a ridotto le pene. 

E la Cassazione?

Nella Cassazione è finita ancora 1 a 1. E’ sata tolta la mafia, ma per i reati fine 9 imputati sono finiti in carcere. Quello che a me dispiace è che il Circo MEdiatico non ha fatto si che ci sia stata una giustizia vera. Sarebbe stato uno scandalo se fosse finita in manirera differente. E questa non è Giustizia.

Anche Virginia Raggi ha contribuito ad aumentare la pressione mediatica sul Processo, presentandosi sia in Appello che in Cassazione durante le sentenze? 

Non c’è dubbio. Lei è stata eletta perché c’è stata Mafia Capitale, che ora non c’è più. lei cercava con la presenza in cassazione di legittimare il suo ruolo da sindaco e ricordare cosa c’era prima. Per fortuna c’è un giudice a Berlino e se ne è dovuta andare con la coda tra le gambe. Cercava la sua legittimazione non dall’essere una brava sindaca ma solo dalle sentenze. Ora la Cassazione le ha tolto persino questa motivazione.

il 25 Ottobre, infatti, contro la sindaca scioperano tutte le Aziende partecipate, ore 10 in Campidoglio…

E’ un buon segno. Il fatto che i sindacati stiano recuperando il concetto di comunità è una cosa molto importante. Tra un anno e mezzo ci saranno le elezioni e io spero che questa sindaca vada a casa e neanche ripresentarsi. Ma chiunque verrà se vogliamo il bene di Roma, dovrà riprendere in mano una città che possa avere ancora quell’architrave industriale ed economica che sono le aziende partecipate. Ci lavorano 40.000 persone e 40.000 persone nell’indotto che creano. I lavoratori delle partecipate sono lo strumento con il quale un Sindaco dialoga con la città, se tu li svilisci stai svilendo la città. Hanno scaricato il debito del Comune sui bilanci della partecipate, mandando in fallimento i fornitori e quindi tutta una città.Lo hanno fatto su Atac, su Ama, su Roma Metropolitane.

Spiegaci meglio…

Il debito di 3 milioni di euro di Roma metropolitane erano soldi che il Comune doveva ad un’azienda di costruzioni. Hai pulito il bilancio comunale e hai licenziato 150 persone altamente specializzate. Professionisti, ingegneri, tecnici che non rientreranno nel Comune, ma verranno assunti dai privati.

Ti sei esposto pubblicamente in favore di una candidatura di Carlo Calenda come sindaco, perchè?

Penso che chiunque si sia presentato a Roma senza conoscerla ha fallito. HA fallito Alemanno, ha fallito Marino, ha fallito la  Raggi. Conoscere Roma non vuol dire abitarci, ma averci sbattuto il grugno per anni, sull’amministrazione dai trasporti all’urbanistica. Allora, Perché dico Calenda Si? Perché non è il momento delle mezze figure, abbiamo bisogno di un sindaco autorevole, che possa sedersi al tavolo con il Governo, con i grandi imprenditori, la cui figura venga riconosciuta, dobbiamo ridare fiducia a tutti gli stakeholder di questa città e magari chiamarne dei nuovi. Calenda se dovesse decidere di candidarsi dovrà passare per le primarie di coalizione, ma deve decidere adesso di candidarsi e studiare la città.

Che vuol dire Studiare Roma?

Vuol dire capire che dentro la città ci sono differenze enormi, una donna laureata di parioli,ha il 50% di possibilità  in più di trovare lavoro di una laureata di Ostia. Un cittadino di Prati ha un’aspettativa di vita di quattro anni superiore di un cittadino che abita a Tor Bella Monaca. Se un Sindaco non ha in testa delle soluzioni a questi problemi, non può fare il sindaco. Perché diciamo che la raggi è inadeguata, perché queste cose non le sapeva. Non c’è Buon vento per il marinaio che non sa dove andare. Quando dico Calenda dico una persona autorevole che sa come gli enti sovraordinati possono dare opportunità agli enti locali. Se tu ci metti una mezza cartuccia al tavolo, avrà solo sberleffi. 

 

 

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