Mattia Faraoni
Mattia Faraoni

Lunedì 10.06.2019, abbiamo avuto l’onore di avere avuto ospite durante la nostra trasmissione Mattia Faraoni, vero e proprio record-man dello sport italiano, campione italiano contemporaneamente nel 2014 di Boxe e Kick-boxing, già medaglia di bronzo ai mondiali in Brasile di Kick-boxing nel 2013.

Ne è nata una bellissima e anche divertentissima (con gli interventi a gamba tesa di Mozzarella) intervista che oltre che leggerla, vi invitiamo ad ascoltare nel podcast.

Ascolta l’audio integrale dell’intervista:

Benvenuto qui su Non è la Radio a Fatece Caso
Grazie a voi, è un piacere!

Mattia è un po’ l’eroe dei due mondi degli sport di combattimento, lui è stato campione italiano contemporaneamente due titoli in due discipline ufficiali riconosciute dal CONI, la Boxe e il Kick-Boxing, nei pesi massimo-leggeri. 

Quando iniziai a praticare entrambe discipline, molte persone, soprattutto del mondo del pugilato che vedono il pugilato come sport nobile, mi dissero “no devi fare una cosa, se ne fai una non riesci a fare l’altra, la tecnica è diversa”, la mia più grande soddisfazione è aver dimostrato che entrambe le discipline si possono fare.

Beh, diciamo che tu puoi dire di essere in grado di farle, non è da tutti.
Certo, arrivare a vincere in entrambe è complicato ma si possono praticare entrambe le discipline senza nessun problema.

Tu nasci prima pugile o kick-boxer?
Io nasco e sono Karateka

Ah, pure!?
Io ho iniziato a fare Karate a 7 anni con lo Shinseikai Karate che è un Karate full contact, un karate a pieno contatto, non il karate semi-contact a punti. Volendo poi migliorare con le braccia, con i colpi di braccia, ho iniziato a fare pugilato dalla cui passione sono stato catturato. Tra l’altro il karate apre anche ad altre discipline quindi già avevo iniziato a combattere la kick-boxing, quindi sono stato catturato da queste due passioni per le quali ho continuato a combattere fino ad adesso.

Quanti anni hai adesso?
Ho 27 anni.

Sembri molto più giovane e hai girato tutto il mondo, sei stato in Brasile, in Spagna, in Olanda, Francia e sei arrivato anche terzo ai mondiali in Brasile di Kick-Boxing

Nella Boxe fai parte del Team Boxe Roma 11.

Sì, una grande fantasia nel nome dei miei maestri Italo Mattioli e Luigi Ascani – dice scherzando – “come lo chiamiamo? pratichiamo la boxe, siamo un team, siamo nella circoscrizione Roma 11, chiamiamolo Team Boxe Roma 11

E invece nel Kick-Boxing?
Nel Kick-Boxing mi alleno nel Raini Clan, dei fratelli Raini ex combattenti, eccezionali che hanno costruito veramente qualcosa di bello e interessante, così come i maestri del pugilato.

Ti piacciono gli AC/DC di sottofondo?
Gli AC/DC, così come tutto il Rock, sono un droga per me.

A proposito di droga, volevo farla dopo questa domanda, il doping nella boxe e nel kick boxing è presente?
Secondo me, purtroppo, il doping è presente in tutti gli sport, ovviamente i controlli ci sono, nel pugilato sono molti di più, ma la domanda che mi pongo è come certi fisici di certi atleti lasciano molti dubbi e dovrebbero subire controlli come tutti.

A te è mai capitato di incontrare qualche atleta dopato in combattimento?
La sicurezza non la posso avere, perchè poi non è stato riscontrato positivo al doping, ma in Brasile ho combattuto contro questo brasiliano, Alex Pereira, che ora è Campione Mondiale e ho inizialmente ho avuto qualche dubbio.

L’incontro più difficile della tua carriera in entrambe le discipline?
Gli ultimi fatti sono quelli che ho più impressi nella memoria, quindi ne ho due in particolare, uno nel 2018 al Bellator Roma, (contro Raffaele Vitale – NDR), perchè ho subito un infortunio al tendine del bicipite, con rottura completa e in seguito mi sono dovuto anche operare.

Ce lo racconti questo aneddoto che è particolare?
Eh aneddoto… è stata veramente una cosa tosta perchè dopo 10 secondi della prima ripresa mi si è staccato il tendine e ho sentito questa sensazione di dolore e del bicipite che mi si è ritratto, è stata una cosa distruttiva, la sera a casa avevo 39° di febbre.

Hai vinto alla fine, ce l’hai fatta?
Eh no, ho perso, tra l’altro ai punti con un verdetto a maggioranza, nemmeno unanime.

Tra l’altro dopo si è parlato più di te che hai portato a termine il combattimento con un braccio solo che del vincitore e lo stesso Vitale alla fine si è lamentato
Sì, poi ci siamo chiariti e abbiamo fatto il re-match, che è fresco, perchè lo abbiamo combattuto due settimane fa nella prestigiosa cornice di Oktagon a Milano e ho vinto con verdetto unanime. E’ stata una grande gioia per due motivi, uno perchè avevo perso a Roma, poi perchè ho chiesto la rivincita e dal momento che è stata accettata, dopo 8 mesi di allenamento, potevo soltanto vincere, non avevo altra scelta.

Comunque c’è sempre molto rispetto per il rivale sul ring, giusto?
Ma sicuramente dietro a uno sportivo c’è sempre un individuo, c’è una soggettività che rimane, a seconda del lavoro, dello sport. In linea generale, tutti i combattenti si rispettano molto, ovviamente c’è anche una carica agonistica che durante il match può far sembrare che ci sia odio, comunque io e Raffaele Vitale ci rispettiamo moltissimo, poi ovviamente durante il match ci punzecchiamo molto sul ring, ci sta tutto un gioco psicologico. La testa è il primo aspetto sul ring, è l’aspetto più importante, l’ultimo aspetto è quello di aver paura delle botte. 

Certo, quando capisci che non sei di vetro no?
Esatto, il fatto è saper gestire da solo, in uno sport individuale, le ansie emotive, l’ansia da prestazione, quella sensazione di soffocamento, perchè l’adrenalina è fortissima. Poi suona il gong, ti scordi tutto e vai.

E’ vero che l’adrenalina è la droga più forte che c’è al mondo?
Crea assolutamente dipendenza, infatti tanti atleti che arrivano a 40-42 anni e dovrebbero smettere e non smettono. Si ha proprio bisogno dell’impatto emotivo.

In Italia ci sono tre circuiti, l’Oktagon, il Bellator e l’Infusion.
Sono tre circuiti internazionali molto importanti l’Oktagon nasce a Milano da un’idea di Carlo Di Blasi, si svolge in Italia e vi combattono atleti da tutto il mondo. Il Bellator e l’Enfusion sono circuiti che fanno tappe in tutto il mondo e hanno fatto tappe anche in Italia.

La prima volta che sei salito su un ring in un incontro ufficiale?
Era un incontro di Karate, anche lì c’era sempre ansia da prestazione per un verdetto, quindi bene o male ci sono cresciuto con queste sensazioni. Quando stai dentro l’aspetto che meno mette paura è la sensazione del dolore, quando combatti metti in gioco il tuo nome, il tuo curriculum, è la sconfitta che ci leva il sonno, non è il dolore.

Ti è mai capitata un’ingiustizia?
Capitano, capitano a tutti, anche gli arbitri e i giudici sono umani, quindi può capitare a tutti.

Qual è il colpo che ti riesce meglio?
Calcio girato e calcio a martello, che sono due mosse che sono prese dal bagaglio tecnico del karate, infatti hanno nomi tecnici particolari: kakato otoshi geri (calcio a martello) e ushiro otoshi geri (calcio girato).

Tra l’altro Mattia in corpo, hai i segni dei vari combattimenti
Per adesso sto a 7 interventi chirugici e già so che ne dovrò fare un ottavo perchè ho una placca sul piede che dovrò togliere.

Sei già stato ospite in radio o in tv, sei spigliatissimo
Sì, sia in radio che in tv, tra l’altro sono andato anche in Rai perchè il dott. Ascani del CTO mi mise una placca particolare e mi portò in Rai a presentare il mio caso. Fu un grande lavoro.

Tra l’altro a proposito di medici, noi stiamo parlando con un campione in due sporto ma tu sei anche un tecnico radiologo
Sì, io sono tecnico radiologo, non esercito perchè nella vita faccio il combattente e insegno. Quando ho iniziato il percorso di studi non sapevo come sarebbe andata la carriera agonistica che fortunatamente è andata bene.

Ma ancora non hai fatto niente, perchè il meglio deve ancora venire e te lo auguro di tutto cuore
Il meglio deve assolutamente venire, tra l’altro, al contrario del calcio in cui a 18-20 anni il calciatore già è esploso, questa è l’età della maturazione nel nostro mondo.

Programmi per il futuro?
Diciamo che non posso dire nulla, ancora perchè ho combattuto all’Oktagon due settimane fa, tra l’altro io e Vitale eravamo i numero 2 a livello italiano, quindi ora avendo vinto ci saranno degli sviluppi interessanti. Fossi stato qui tra un mese avrei potuto fare delle dichiarazioni ma ora è ancora presto.

La boxe italiana tornerà ai livelli internazionali di una volta?
Mi sono preso 2-3 secondi di silenzio perchè è una domanda che mi sento spesso fare ed è giusta. Il mio pensiero è che sicuramente non abbiamo la stessa cultura nell’approccio allo sport, in generale per tutti gli sport fuori dal calcio manca la cultura, le strutture e l’approccio, anche se negli ultimi anni è cresciuto molto il movimento pugilistico. Quello che manca è sicuramente il campione di riferimento, però c’è da fare una riflessione, il rugby per esempio sono anni che va male, negli ultimi 7 anni anche peggio però è tanta la folla che va a vederlo, quindi non c’è proprio un’equazione in questo.

In Germania, in Inghilterra, vanno anche i bambini a vedere la boxe, qui è molto associata alla violenza ma la violenza è un’altra cosa, questo è uno sport duro, di contatto ma è fatto da persone allenate, consapevoli, hanno lo stesso peso e preparazione.

Da ragazzo andavo a degli eventi organizzati da Davide Buccioni
E’ il nostro procuratore, il 21 giugno ha organizzato all’anfiteatro di Ostia Antica un evento nel quale combatteranno Giovanni De Carolis per il titolo WBC International, Pietro Rossetti, Michael Magnesi, anche lui per il titolo. Davide Buccioni è un’altra persona che sarebbe da ringraziare per il movimento del pugilato, sempre serio e puntuale negli eventi e ce ne sono di procuratori che non rispettano spesso date e scadenze ma non faccio nomi.

Il 21 ci saremo
Ve lo consiglio veramente, ci saranno tanti match, due titoli internazionali e le ring-girl.

Mattia a noi ha fatto veramente piacere di averti qui da noi, e se ce lo consenti segnaleremo alla Guinness World Record d’Italia, il fatto che tu sia stato titolare di due titoli nazionali nel 2014 di due enti riconosciuti dal Coni, la FPI e la FKBMS, per la boxe e il kick-boxing.
Io vi ringrazio, sono stato benissimo.

Grazie a Mattia Faraoni per il tempo prezioso prestatoci e in bocca al lupo per il futuro!

Mattia Faraoni in Radio con la maglia di Fatece Caso
Mattia Faraoni in Radio con la maglia di Fatece Caso

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