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Il calcio e rugby si sa, sono due mondi diversi. Tra contratti milionari, diritti tv e vite di lusso la forbice si divarica sempre di più. Il Barone del rugby, l’ex giocatore Andrea Lo Cicero Vaina ai nostri microfoni, ci racconta la bellezza di uno sport sincero e umano, con tanti lati che si conoscono poco.

Quando ad un giocatore di calcio non viene rinnovato il contratto si mobilitano le folle, nel rugby accade la stessa cosa? 
Io non faccio mai il paragone calcio-rugby perché non mi piace, ma quello che penso è che per prima cosa, la Società debba essere la prima a rispondere del rendimento del giocatore negli anni (un po’ come ha fatto Francesco Totti nella Roma).
Seconda cosa, quello che accade nel nostro sport è una cosa molto bella: quando un giocatore smette di giocare a rugby, la Società e i tifosi organizzano una mega cena con sponsor e altro e tutti i soldi che guadagnano sono per il giocatore; per la sua nuova vita.

Che cosa bellissima, non la conoscevo ma non mi meraviglio più di tanto perché rispecchia molto il vostro spirito.
Si, succedono molte altre cose interessanti, purtroppo nel nostro Paese la conoscenza è molto limitata non solo nello sport ma anche di situazioni sociali e non solo.

Andrea io ricordo che tempo fa avete fatto una lotta per far diventare il rugby uno sport di livello nazionale e farlo riconoscere contrattualmente, perché non era riconosciuto a livello professionistico. Io a quel tempo giocavo a rugby ed ho seguito la vicenda fino alla fine. Oggi lo il Rugby è uno sport riconosciuto a livello nazionale che cresce pian piano.
Il nostro sport non sta crescendo come dovrebbe e come potrebbe, ma siamo sempre con un calcio che opprime troppo molti altri sport. Perché quello che il calcio muove come denari, come sponsor e indotto è sicuramente di più di molti altri sport. Per questo è difficile arrivare ai livelli del calcio, ma da una parte mi auguro che il rugby non ci arrivi mai perché si parla di milioni di euro come fossero cioccolatini quando c’è una povertà mondiale che è imbarazzante.

Abbiamo iniziato questo questa puntata parlando del rinnovo di contratto di un calciatore (indipendentemente dalla squadra di calcio), ed io ho voluto lanciare una provocazione invitando tutti a tornare un momento con i piedi per terra. Stiamo parlando di un lavoratore a cui non è stato rinnovato il contratto nella sua azienda, se si trattasse di un nostro amico o famigliare invece che di un calciatore, faremmo tutto questo casino per mesi anche sui social?
No. Assolutamente no. Esattamente quello che accade nel nostro Paese: con persone che non possono pagare la retta scolastica però riescono a pagare le trasferte per andare a vedere la partita del cuore o la propria squadra del cuore. Per carità giustissimo, però ritengo che ci siano delle priorità nella vita completamente diverse, di cui ogni genitore deve responsabilmente tener conto.

Capita anche nel rugby che ad un giocatore non venga rinnovato il contratto e venga abbandonato a sé stesso?
È difficile: se ad un giocatore non viene rinnovato il contratto nel rugby o è perché è risultato positivo all’antidoping o perché ha fatto un’azione talmente negativa per i colori di quella città o di quel club che il suo contratto dev’essere strappato. Oppure un giocatore che non si presenta ad una partita particolarmente importante per la squadra, andando magari a fare vita mondana: dunque cattiva morale. Questi sono comportamenti nei quali se ometti e sei omertoso, sei omertoso sempre. Si dice che il rugby è lo specchio della persona se sei scorretto nella vita lo sei anche nel calcio.

Ti ringrazio molto per questa metafora Andrea. Un’ultima domanda: che progetti hai oggi e di cosa ti stai occupando?
Nuovi programmi tv. Ho finito da poco la Prova del Cuoco … ma la cosa più bella è che sto per diventare papà per cui mi sto dedicando a mia moglie e al lavoro più bello della vita e il più sincero.

Che bello! Ti facciamo gli auguri Andrea da tutta la redazione di Non è La Radio.  Grazie per il tempo che ci hai dedicato. 
Grazie! Grazie a voi e buon pomeriggio.

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