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NOI VIAGGIAMO IN ITALIA. REAGIRE ALLA TEMPESTA PERFETTA

Bisogna prendere confidenza con la paura.
Nel 1953 devono aver pensato questo nel decidere di dare nomi di persona agli urgani; esclusivamente femminili fino al 1979 e poi, per le dovute proteste, alternativamente maschili e femminili seguendo l’ordine alfabetico a 24 lettere.
Barry, Katrina, Elena, Fernand;, nomi comuni, familiari. Devastanti.

La tempesta perfetta che oggi stiamo vivendo non ci guarda da lontano, non investe l’altra parte del mondo, non traduce in immagini a distanza, sofferenza, paura e morte.
La tempesta perfetta ha un nome e una sigla, Covid-19, sai che c’è, ma non ti puoi riparare, è impalpabile, leggera come l’aria che respiri ti entra dentro e il respiro te lo toglie.
La tempesta perfetta è un virus, ne sappiamo poco, ci ha colto impreparati ad affrontare nello stesso momento un’emergenza sanitaria, un’emergenza economica e un’emergenza di comunicazione.
La tempesta perfetta, al di là dei proclami ad uso stampa, ha messo a nudo l’irresponsabilità di una classe politica che davanti ai primi allarmi sanitari ha reagito credendo e facendo credere di dover affrontare un’emergenza democratica, pensando che tutto si potesse risolvere andando a fare una colazione, il pranzo o una pizza nelle chinatown delle nostre città, ghettizzando loro per primi delle comunità insediate da decenni e per lo più integrate.
Una politica che ha risposto all’emergenza sanitaria mandando il presidente della Repubblica in visita il 6 febbraio alla scuola Manin di Roma, dove forte è la presenza di studenti della comunità cinese, a portare la testimonianza di vicinanza e solidarietà sua e, si presume, del popolo italiano.
Oggi, immaginare di vedere non dico il presidente della Repubblica, ma un rappresentante delle istituzioni o del governo, a Codogno o a Vo’ Euganeo, magari con tuta protettiva è pura fantascienza.
La tempesta perfetta ha messo a nudo la mancanza di procedure di emergenza collaudate in grado di fronteggiare una situazione come questa.
Non era mai capitato, si dirà, ma le procedure servono proprio a questo, a trovarsi il più pronti possibile anche dinanzi all’evento straordinario.
Non è andata così e abbiamo assistito alla penosa scena di sentire il governatore della Toscana apostrofare di fascioleghismo il virologo Burioni che chiedeva anzitempo di prevedere la quarantena per chi rientrava dalla Cina, abbiamo sentito il presidente del Consiglio attribuire responsabilità di non aver rispettato i protocolli all’ospedale di Codogno, abbiamo bloccato i voli diretti dalla Cina senza controllare gli arrivi indiretti, abbiamo assistito a balletti di cifre e di competenze tra Protezione Civile e Istituto Superiore di Sanità.
Di fatto, abbiamo assistito e stiamo assistendo a un caso da manuale di fallimento della crisis communication, il cui emblema è il maglioncino a girocollo da uomo del fare che improvvisamente, per alcuni giorni, ha sostituito la pochette a quattro punte del presidente del Consiglio.

Abbiamo però una certezza.
Tutto questo passerà, anche se non sappiamo ancora quale sarà il prezzo che dovremo pagare.
Tutto questo passerà e l’unico prezzo che non dovremo essere disposti a pagare dovrà essere il cambiare tempi e modi dello stare insieme.
Alla tempesta perfetta si reagisce e ognuno dovrà fare la propria parte per riannodare un filo comunitario fatto di identità e di solidarietà.
Non basterà una sola misura, ne serviranno molte, tutte utili per rimettere in piedi un sistema economico che già ora, a pochi giorni dall’impatto epidemico, conta danni per miliardi e ne prevede molti altri.

Noi, da Non è la Radio, pensiamo di poter essere partecipi di questo percorso e di poter dare un contributo d’idee che nasce dal basso, senza filtri, senza schemi e, soprattutto, senza remore. Una volta si sarebbe detto nato dalla società civile, ma il termine è talmente abusato e usurato che non vale la pena usarlo

L’attuale emergenza sanitaria da covid-19 investe tutta l’economia italiana e impatta in misura drastica sulla propensione al viaggio, esponendo il comparto turistico italiano a una crisi strutturale prevedibilmente di medio periodo, con rilevantissime conseguenze di natura economica, finanziaria, industriale e occupazionale Un comparto che in termini numerici vale il 13,5% del PIL nazionale ed occupa, come valore aggregato, oltre 3,5 milioni di persone.

Per questo motivo riteniamo necessario agire da subito con un mix misure a sostegno della filiera turistica italiana, sia nella fase di emergenza che in quella di rilancio e sia sul mercato internazionale che sul mercato interno, ma dato che il ripristino delle condizioni di sicurezza sanitaria nei Paesi da cui originano i principali flussi turistici internazionali verso la Destinazione Italia è una variabile indipendente che incide direttamente su tempi, modi ed efficacia della promozione turistica italiana all’estero, riteniamo che una strategia di sostegno del turismo italiano debba iniziare dall’incentivare la domanda interna, defiscalizzando le spese per il turismo fatte dagli italiani in Italia.

Da questa considerazione nasce la petizione Noi viaggiamo in Italia che dalla piattaforma Change.org abbiamo lanciato e rivolto al presidente del Consiglio, al ministro dell’Economia e delle Finanze e al ministro per i Beni Culturali, affinché sia adottato un provvedimento legislativo urgente per la promozione del mercato domestico della Destinazione Italia, disponendo per gli anni fiscali 2020, 2021 e 2022, la deduzione dall’imponibile IRPEF di euro 2.000,00 (duemila/00) procapite a fronte di spese fiscalmente documentate e sostenute da residenti in Italia al di fuori dal proprio comune di residenza per soggiorni alberghieri e residenziali, ristorazione e biglietteria aerea, ferroviaria, marittima e autostradale.

Noi viaggiamo in Italia è la nostra risposta alla tempesta perfetta, una chiamata a raccolta per tornare a essere turisti noi per primi in quello che senza retorica possiamo chiamare il Paese più bello del mondo e che per fortuna di nascita ci troviamo a vivere.

Dalla tempesta perfetta si esce guardando lontano.
Dalla tempesta perfetta si esce ponendoci anche noi, senza che Filippo Tommaso Marinetti ce ne voglia per la citazione, ritti sulla cima del mondo per scagliare, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle.

Marco Panella

 

Firma la petizione

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