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Entrando al cinema per vedere il trionfatore degli Oscar 2020, “Parasite” di Bong Joon-ho, avevo erroneamente portato con me il capolavoro di Park Chan-wook “Old Boy” e la trilogia della vendetta nella quale quella pellicola era incastonata. Un film orizzontale, come suggerisce la famosa scena del combattimento 1 vs tutti dell’Eroe, nel quale la moralità confusa dei protagonisti ci aveva restituito un cazzotto nello stomaco e un mondo privo di logica.

Elementi che, nel film di Bong Joon-ho, non hanno diritto di residenza.
“Parasite” soffia sul fuoco delle proteste cilene, sussurra alle orecchie dei Gilet gialli francesi che il mondo – così – non va bene, accende le micce delle molotov degli studenti di Hong Kong che di  accettare una prospettiva di vita al limite del dignitoso non ne hanno più voglia.

“Parasite” è la verticalità fatta film, un concetto che il regista esprime con la costruzione dell’immagine, con il sovrapporsi fisico dei personaggi e con la metafora del “ci sarà sempre qualcuno più a sud di te”. Una pellicola che nasce dramma, si veste da commedia e poi si sporca di sangue e di pulp alla coreana – prima di tornare nel dramma e nel più classico dei finali aperti.

Non dà false speranze, il regista non crede neanche per un momento al riscatto sociale: chi è sopra resta sopra, chi è sotto è destinato a scannarsi con chi è ancora più sotto. Un concetto banale, vero, ma rappresentato in un quadro così onesto ed elegante da sembrare rivoluzionario.

Tecnicamente parlando, i 130 minuti di film sono una goduria per chi ama il cinema: dalla costruzione geometrica della fotografia, al ritmo serrato delle interpretazioni e della sceneggiatura – forse il vero miracolo della pellicola – dai rimandi del montaggio tra l’una e l’altra scena ai plot twist che rendono credibile una storia drammaticamente inventata.

“Parasite” non critica la società americana, tematica che ha sempre accarezzato l’ipocrisia dell’Academy, ma affoga l’unica società esistente – quella mondiale – nei bassifondi di Seoul, in una pioggia torrenziale che mette tutto e tutti nella stessa misera condizione.
In un letterale cortocircuito destinato ad esplodere, da qualsiasi prospettiva lo si voglia guardare.

 

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