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La Spagna, con un’incidenza pari a 62 casi ogni 100mila abitanti negli ultimi sette giorni, è agli ultimi posti per prevalenza del virus. I tassi di occupazione dei reparti ordinari e delle terapia intensive sono intorno al 5 per cento in quasi tutte le Comunità Autonome, il numero di decessi giornalieri è relativamente contenuto. Il leggero peggioramento delle ultime settimane non èparagonabile a quello del resto d’Europa.

Il Digital Covid Certificate (declinato in Italia nel green pass) è praticamente sconosciuto in Spagna e viene usato unicamente per viaggiare all’estero, nelle discoteche e grandi eventi in Catalogna, nelle Baleari ed in Galizia. Questa misura, adottata da altri governi in Europa, non è mai decollata nella Penisola Iberica per un motivo molto semplice: la contrarietà manifestata dalle corti regionali chiamate ad esprimersi nei suoi confronti. Diverse regioni “intraprendenti” come Andalusia, Cantabria, Galizia ed Isole Canariehanno dovuto fare marcia indietro e ritornare sui propri passi. L’assenza del certificato verde è però compensata da un altro elemento. La copertura vaccinale ha superato l’80 per cento della popolazione e toccato picchi del 99 per cento tra gli over 70. La mancanza di un’esitazione vaccinale diffusa ( e di movimenti No Vax su larga scala) unita ad un programma di inoculazione ben strutturato ha portato i suoi frutti. Anche i più giovani, seppur in misura minore, sono stati immunizzati e ciò ha contribuito a bloccare parte dei focolai nei luoghi di aggregazione. Il clima mite ha favorito gli incontri all’aperto e non al chiuso remando, almeno temporaneamente, contro il virus e l’uso delle mascherine nei luoghi pubblici non è stato mai abbandonato.

La forza del sistema sanitario spagnolo è stata la chiave per il successo della campagna vaccinale e la fiducia nutrita dalla popolazione verso le istituzioni mediche ha creato ulteriori effetti positivi come confermato da Josep Lobera, professore di Sociologia all’Università Autonoma di Madrid. Gli spagnoli hanno, tradizionalmente, una forte fiducia nei vaccini e questo atteggiamento ha portato benefici anche ai preparati contro il Covid-19. Il dato è stato evidenziato da uno studio realizzato dall’Imperial College di Londrasecondo cui ben il 79 per cento delle persone ha un’opinione positiva del vaccino. Il fatto che il 55 per cento dei cittadini tra i 25 ed i 29 anni viva in famiglia ha rinforzato la solidarietà sociale e ha spinto molti giovani a vaccinarsi mentre l’atteggiamento proattivo del governo ha contrastato sul nascere i complottismi che altrove hanno avuto successo.

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