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Massimo Misiti è un parlamentare del Movimento 5 Stelle la cui competenza è in questo momento molto preziosa. È infatti un medico ortopedico calabrese (di Rende, provincia di Cosenza) che conosce bene la situazione sanitaria della sua regione, ed è anche esperto di tematiche riguardanti i disabili.

È membro delle commissioni difesa e bilancio. «Per quanto riguarda la difesa mi sto occupando del sistema di tutela del personale dell’esercito. In commissione bilancio stiamo cercando di ragionare su come aiutare le piccole imprese e le partite Iva; nel frattempo è stato sospeso il pagamento di mutui e bollette. La prima emergenza è quella legata al percorso sanitario, e poi c’è l’emergenza economica; la mafia potrebbe trovare terreno fertile in questo momento. La nostra priorità è cercare denaro subito, soprattutto per le persone che non trovano da mangiare. L’impegno dello Stato in questo senso è tangibile».

Con il dottore e onorevole Misiti abbiamo anche parlato di come l’Africa sta affrontando il coronavirus, essendo lui medico missionario in Camerun, dove è stato tra fine febbraio e inizio marzo. «Io ed alcuni colleghi abbiamo costruito un ospedale a Bafut. C’è una guerra tra francofoni e anglofoni in quella regione, e l’ospedale è stato sequestrato dai ribelli. Ad Edea abbiamo attivato un’altra struttura dove abbiamo ricominciato a operare».

Chirurghi operano nell’ospedale di Bafut (foto di Massimo Misiti)

Ovviamente, anche Misiti rispetta le attuali restrizioni di movimento: «Esco solo per questioni familiari e incontri politici. Spero che le indicazioni del governo vengano rispettate da tutti, sono l’unica vera arma che abbiamo in questo momento contro il virus!».

 

La situazione sanitaria in Calabria

Ingresso degli ospedali riuniti di Reggio Calabria

«La Calabria ha un sistema sanitario molto delicato. Da oltre 12 anni siamo nel commissariamento, e qualsiasi cosa si faccia per migliorare la situazione non dà risultati. È una sanità che produce debiti da 330 milioni di euro l’anno. Si dovrebbe preparare un’organizzazione diversa, perché tutto questo fa perdere fiducia ai pazienti: c’è un alto tasso di emigrazione sanitaria verso il nord». Questa la sua impietosa analisi in una prospettiva storica.
Tutto ciò ovviamente si ripercuote sulla capacità di dare risposte in questo momento. «In Calabria ci sono strutture che lavorano bene e altre che non lavorano affatto. Alcune strutture hanno percorsi dedicati al coronavirus, altre non hanno nemmeno le mascherine e le tute di protezione. I casi negativi più eclatanti riguardano le Rsa di Bocchigliero e Chiaravalle centrale, in seguito attenzionate anche dal ministero. La cattiva gestione di alcuni positivi al coronavirus hanno prodotto 19 morti su 56 registrati in Calabria». Ma la malasanità è dovuta a mancanza di fondi o a malgestione degli stessi? Entrambi i fattori contano, sostiene Misiti, «ma predomina la cattiva gestione. Purtroppo, spesso i fondi sono mal gestiti con furberie e interesse che non fanno certo bene al sistema. Ad ogni modo dobbiamo cambiare questa sanità aziendalista e basata e sul conto economico, e incentrarla sulla qualità dei servizi erogati su tutto il territorio italiano».

…e quella in Italia

I problemi, infatti, non risiedono solo in Calabria. «Nessuna regione ha aggiornato i piani pandemici dal 2009, dai tempi della pandemia suina, e su questo gli amministratori delle Regioni hanno responsabilità. Ogni piano pandemico identifica le responsabilità del personale, gli elenchi di cose da fare e come devono essere fatte, le indicazioni per le sorveglianze, per l’approvvigionamento dei farmaci…forse con questo coordinamento avremmo oggi meno morti. Alcune regioni per fortuna sono riuscite a muoversi meglio, per esempio il Veneto organizzando delle linee guida. Ma sembra molto difficile organizzarsi a livello regionale, forse è meglio centralizzare la sanità e che ci pensi il ministero».

Altra tesi di Misiti è che in Calabria, così come in tutta Italia, «manca un coordinamento tra strutture sanitarie e Protezione Civile» per affrontare adeguatamente l’emergenza.

 

La situazione dei disabili

«Quanto si è fatto e quanto si sta facendo per i disabili è purtroppo sempre troppo poco. Si stanno aiutando economicamente i familiari di queste persone; alcuni di loro hanno dovuto rinunciare al lavoro in questo periodo perché per molti disabili non è stata organizzata l’assistenza. Ma andrebbe fatto molto di più; ad esempio i pannoloni per gli incontinenti potrebbero essere consegnati a domicilio dalle Asl».

Il governo in una prospettiva generale in passato si è attivato: «il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha istituito un programma di integrazione per persone con disabilità con a capo il dott. Giuseppe Recinto». Ma ora servono interventi specifici.

 

L’Africa e il coronavirus


Documentario sulla situazione sanitaria in Camerun dove è presente anche il dott. Misiti

Per fortuna in Africa non c’è panico per il virus. «In questo momento il continente riesce ancora a gestirsi, pur vivendo una situazione sanitaria molto diversa per via della mancanza di risorse; un’infezione grave può portare alla distruzione di interi villaggi e centinaia di migliaia di morti. Per fortuna, tranne che in Egitto, Algeria e Marocco non ci sono numeri alti negli altri Paesi. In Camerun, dove vado semestralmente, ci sono solo 580 casi e tutti nella capitale Yaoundè e nella sua provincia. In quella zona il problema sanitario principale è la malaria. Lo si affronta con la clorochina, che ora potrebbe essere usata anche contro il coronavirus in attesa di un vaccino».

 

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA:

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