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Una donna dello Utah, Stati Uniti, accusa i vaccini anti Covid-19 Pfizer e Modena, di essere la causa dei rari coaguli di sangue sviluppati da suo figlio 17enne e da suo marito, entrambi ricoverati in ospedale subito dopo aver ricevuto l’iniezione. «Non c’è altra spiegazione per quello che è successo a mio figlio e mio marito, siamo abbastanza certi che sia stato un risultato diretto del vaccino», ha detto la donna, Cherie Romney, in un’intervista a Fox News mercoledì.

Cherie ha raccontato che suo figlio, Romney Everest, un giovane e sano giocatore di basket del liceo alto un metro e ottanta, ha ricevuto la sua prima dose di Pfizer il 21 aprile scorso iniziando a manifestare sintomi gravi meno di 24 ore dopo. Anche suo marito Preston ha sofferto di coaguli dopo aver ricevuto l’iniezione del farmaco Moderna.

Nell’intervista la donna ha affermato che la sua famiglia si era sottoposta al vaccino sotto pressione dalla società, per poter prendere parte agli sport scolastici e per i viaggi. «Non pensavo che ci fosse la possibilità che mio figlio, mio ​​marito o me stessa sperimentassimo alcuni effetti collaterali significativi del Covid. Mio figlio è un atleta e ha solo 17 anni non rientrava in una categoria ad alto rischio, ma ci siamo sentiti sotto pressione per somministrare il vaccino», ha detto.

Il 17enne avrebbe iniziato a sviluppare gonfiore al collo la notte dell’iniezione, e cinque giorni dopo non era in grado di muovere la testa. «L’ho portato dal pediatra e il pediatra ha detto che non ha nulla a che fare con l’iniezione», ha detto la donna. Otto giorni dopo, il ragazzo era in terapia intensiva pediatrica con due coaguli di sangue nel cervello e uno nel collo.

Romney afferma che anche suo marito Preston è stato ricoverato in ospedale «con oltre 100 coaguli di sangue nei polmon» il fine settimana dopo che suo figlio era stato dimesso dall’ospedale a maggio. La donna racconta che suo marito ha dovuto rimuovere un quarto dei suoi polmoni per curare i coaguli. Operazione dopo cui è stato dimesso ed è ora in condizioni stabili.

I funzionari dell’ospedale hanno rifiutato di commentare la vicenda, mentre il Dipartimento della Salute dello Utah, ha inviato una dichiarazione in cui afferma: «Ad oggi, non ci sono prove che nessuno dei vaccini mRNA (Pfizer o Moderna) causino i rarissimi problemi di coagulazione del sangue che sono stati confermati con il vaccino Johnson & Johnson».

IL POST – Il 17enne aveva postato al momento delle sue dimissioni dall’ospedale un post su Instagram in cui scriveva: «Ora sono a casa ma ho ancora dei coaguli di sangue. Ho ancora una lunga strada per il recupero davanti. Nelle ultime settimane abbiamo appreso che la mia reazione al vaccino è stata perché l’ho ricevuto di recente e senza saperlo, essendo stato esposto al virus e trasportando gli anticorpi da esso. – ha aggiunto – Questo avrebbe potuto essere evitato se avessi ricevuto uno screening prima del mio vaccino. Per questo motivo stiamo diffondendo la consapevolezza per il movimento #screenb4vaccine che enfatizza lo screening per il Covid-19 prima di essere vaccinato per prevenire situazioni come la mia. Siamo pro-vaccino ma per chi ne ha bisogno. Se vuoi unirti al movimento, chiamiamo i nostri senatori e chiediamo loro di offrire screening per gli anticorpi in modo che le persone possano ricevere in sicurezza il vaccino e gli altri e prevenire potenziali danni. Grazie a tutti per le continue preghiere e l’amore!».

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