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«Che il modello Riace fosse assolutamente encomiabile negli intenti e anche negli esiti del processo di integrazione è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti». Così il Consiglio di Stato sulla sentenza del 2019 che annullava la decisione dell’allora ministro Salvini di escludere Riace dallo Sprar (Sistema di protezione dei rifugiati). Secondo i giudici il Viminale quella mossa fu affrettata e non giustificata adeguatamente, anche perché non aveva dato al comune la possibilità di poter rimediare a eventuali errori di gestione.
Abbiamo intervistato per voi l’ex sindaco di Riace, Domenico Lucano, celebrato anche dalla rivista americana Fortune e dal regista Wim Wenders per aver cercato di creare un modello di accoglienza forse unico al mondo nel piccolo paese calabrese.

Contento per la sentenza?
«Mi gratifica molto perché avevo capito che i meccanismi repressivi messi in atto su Riace, concretizzatisi in azioni giudiziarie, nella chiusura dello Sprar e nel blocco dei fondi erano anomali. Tutto questo è avvenuto quando ci si è accorti che Riace offriva un nuovo modello di integrazione ribaltando la teoria che l’immigrazione costituisca un pericolo; c’era la volontà di ridimensionare il mio messaggio.
Abbiamo ravvivato l’antica identità di questo borgo creando una nuova comunità e dando possibilità di vita anche agli abitanti del luogo recuperando scuole e botteghe. Abbiamo fatto sperare in futuro possibile con un progetto che proveniva proprio da un luogo “limite”, dove di solito c’è criminalità organizzata, disoccupazione e rassegnazione. Tutto questo l’ho fatto seguendo i miei ideali politici, legati alle storiche idee di sinistra
».

Dopo 14 anni, nel 2019 hai perso le elezioni a Riace. Perché è successo secondo te?
«Non cerco alibi, penso però che le difficoltà erano insormontabili, io ero persino lontano da Riace, in esilio. C’era poi il picco della Lega in quel momento; le europee si svolsero in concomitanza le elezioni locali e c’è stato dunque un effetto di trasporto. In parte hanno sicuramente pesato le vicende giudiziarie su di me. Ma certamente i cittadini hanno anche diritto a voler cambiare guida dopo tanti anni, è giusto così».

C’è mai stato un governo che ti ha lasciato lavorare?
«Non c’è mai stato un vero rapporto di apertura da parte di nessuno, tutti hanno sempre visto l’immigrazione come un pericolo. I più negativi verso Riace sono stati comunque i ministri Minniti e Salvini, preoccupati più di costruire il consenso elettorale contrastando l’immigrazione che di altro. Qualcuno dal ministero mi chiedeva persino di non far circolare liberamente le persone a Riace e minacciava di far chiudere tutto».

Come vanno le cose a Riace adesso?
«A Riace l’accoglienza non è mai finita. Gli immigrati che si trovano lì mi cercavano e non mi sono girato dall’altra parte. Ancora oggi c’è una bellissima atmosfera; i bambini rifugiati si riuniscono ancora nel borgo. Nel frattempo mi sono attivato con associazioni di volontariato per aiutare queste persone durante la pandemia.
Venite quando volete!
»

ASCOLTA L’INTERVISTA A DOMENICO LUCANO:

 

IL PARERE DI TIZIANA BARILLÀ

Nella stessa puntata di Benvenuti ai Naviganti abbiamo sentito anche Tiziana Barillà, giornalista che ha scritto una biografia sull’ex sindaco Lucano, Mimí Capatostaun appellativo che a lui non piaceva!», ci ha raccontato).

La giornalista e scrittrice Tiziana Barillà.

Ecco il suo parere sulla vicenda:
«Lo Stato centrale ha da tempo adottato una linea dura e asfissiante contro Riace, attuata anche dal governo Gentiloni con il calabro Minniti all’Interno che seguiva per motivi propagandistici le idee della destra. La quantità di controlli ministeriali avvenute a Riace non ha pari in altri progetti Sprar. I governi italiani avrebbero dovuto piuttosto riflettere sui punti critici delle nostre politiche di accoglienza evidenziati grazie al modello Riace: la ricaduta dei fondi sul territorio e il destino dei rifugiati. A Riace per rispondere a questo c’è un esperimento di comunità e di municipalismo unico al mondo, partecipato da 26 diverse nazionalità e visto con favore anche dai riacesi storici. Guarda caso proprio i curdi sono a Riace da tanto tempo. Un paese sano avrebbe potuto guardare con attenzione anche all’esperimento di valuta alternativa creata da Lucano, che ha permesso di evitare che i tipici interessi bancari dei fondi Sprar fossero caricati sulle spalle degli immigrati».

ASCOLTA L’INTERVISTA A TIZIANA BARILLÀ (Dal minuto 10:33 al minuto 26:52)

 

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