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Intervenuto su nonelaradio.it, durante la trasmissione non è Fiorello, Michele La Porta, figlio del Professor Gabriele La Porta, ha ricordato il papà tra vita quotidiana, studi e passione sportiva.

Michele come è stato avere come padre un uomo come Gabriele?

Io definisco mio padre un imprinting di amore, estremamente trascinante, festoso e generoso negli affetti, complesso come padre come tutte le persone che hanno una grande personalità, luci ed ombre per carità ma è riuscito ad insegnarmi ad esprimere i sentimenti, cosa che sono riuscito poi a trasmettere a mia figlia, per questo lo ringrazierò sempre.

Non dovevo mai nascondere niente, non ho mai dovuto nascondere bravate adolescenziali, lui mi diceva “…Qualsiasi cosa tu faccia me lo devi dire sempre, poi in caso ci ragioniamo…”

Questo mi ha fatto crescere con una grande libertà e mi ha responsabilizzato.

Gabriele ha rappresentato l’ultimo baluardo di un modo di fare televisione che ormai non c’è più, di una proposta di nicchia culturale importante. 

Il suo era un modo di fare televisione non accademico, a lui piaceva far arrivare la cultura alla portata di tutti, lui aveva cercato un modo nuovo ed insolito di far interessare le persone a tematiche che altrimenti non avrebbero mai conosciuto, questa era una sua grande qualità.Lui amava parlare con chiunque di qualsiasi argomento, aveva una necessità divulgativa importante.

Per esempio Lui nel suo programma Casablanca riusciva a parlare e a spiegare un libro in 3 minuti.

Parliamo di un uomo di un ironia incredibile, come ha reagito alla famosa imitazione di Corrado Guzzanti?

Si è divertito come un pazzo, non si perdeva una puntata del programma di Guzzanti quando lo imitava, ci telefonavamo mentre era in programmazione, chiamò anche Guzzanti per ringraziarlo, una volta lo chiamai anche io perchè ad un certo punto non riuiscivo più a distinguere l’originale dall’imitazione.

Il rapporto di tuo padre con il calcio, si trasformava ?

Una passione incredibile per la Lazio, finiva proprio alle mani, non ci si poteva ragionare sulla Lazio, quando si giocava il derby andava proprio fuori Roma per la tensione, poi mi chiamava di continuo per sapere il risultato, lo pregavo di non litigare per la Lazio ma non c’era nulla da fare.

Ripeto, sulla Lazio non ragionava.

Michele,tuo papà fino all’ultimo è sempre stato positivo rispetto al futuro, pensava che prima o poi ci sarebbe stato un nuovo Rinascimento culturale, la pensi cosi anche tu?

Si, Lui mi diceva che ci sarebbe stato un nuovo rinascimento culturale, che l’uomo ciclicamente risorge, mio padre era un ottimista, io purtroppo io al momento non credo che questo avverrà, confido però nella saggezza di mio padre e spero che avesse ragione.

 

 

 

 

 

 

 

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