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Da quando Romolo l’ha fondata sulla pelle di Remo hanno provato a distruggerla tantissime volte. I primi furono i Celti nel 387 A.C., poi i Visigoti, i Vandali, gli Ostrogoti, i Saraceni, i Normanni, i Lanzichenecchi, i Francesi, i Tedeschi e gli Americani. Roma ha resistito a tutti. Immutabile e splendida nella sua bellezza melliflua e millenaria.

 Il pericolo più grande era però autoctono, “originario” ed “originale” per usare delle parole che negli ultimi 5 anni sono andate molto di moda.   

Se prima gli assedi duravano qualche giorno, le occupazioni qualche mese o al massimo qualche anno, questa volta con il processo “Mondo di Mezzo” (Mafia Capitale non si usa più) è durato 5 anni.

5 anni di vuoto amministrativo, di paura governativa, di dirigenti impauriti, di firme non messe su atti importantissimi, di investimenti pubblici e investitori privati scacciati, di aziende chiuse, di piccoli artigiani falliti. Possibile? Tutta colpa della (ex) procura di Roma? Sì. 

Si chiaro, un processo per corruzione o turbativa d’asta sono all’ordine del giorno in ogni Comune del Globo. Quindi non si sarebbero potuto generare i fiumi di inchiostro, gli speciali televisivi, i film, le serie che abbiamo visto per questi 5 anni scorrerci sotto al naso. Impotenti difronte alla narrazione che si voleva dare di Roma. 

L’immagine della Capitale d’Italia (e quindi dell’Italia stessa) Caput mundi, infangata, derisa, denigrata. Una candela luminosissima che andava, ad ogni sentenza, ad ogni dichiarazione sul giornale, ad ogni occhiataccia di turista, spegnersi sempre di più. Ma non del tutto. A Riaccendere la speranza dei Romani ci ha penato la VI corte di CassazioneLa sentenza ormai la conoscete tutti. Non era Mafia Capitale. 

Ci siamo attirati addosso una cattiva fama a livello planetario, derivata da un etichetta farlocca, da una fake news processuale, quella in cui hanno prosperato, si sono pasciuti ed accresciuti i professionisti dell’Antimafia. Giornalisti, Giudici, Politici, Associazioni.

Perché mentre gli investitori scappavano (investireste voi in una città mafiosa?), i dirigenti del Comune non firmavano atti (Firmereste voi un bando di gara se foste certi di essere indagati e magari perseguitati legalmente per anni?), crescevano i fatturati di scrittori, giornalisti registi, ideatori di serie TV.

Mentre il conto corrente dei Romani, ed il Bilancio Comunale piangevano, i conti correnti di chi speculava sulla vicenda prima di attendere l’esito processuale ridevano.

Se fossi un attore, un’attrice, un regista o uno scrittore che avesse guadagnato soldi “grazie” a Mafia Capitale, donerei i proventi del mio lavoro a Roma. La città che forse troppo a cuor leggero ho denigrato sul grande e  piccolo schermo o sulle pagine di un Romanzo. Non sarebbe abbastanza, ma i Romani sanno perdonare, dai Celti ai P.M. e si accontentano di piccoli gesti e dell’onestà intellettuale di chi riconosce di aver sbagliato.

per approfondire:

https://www.lastampa.it/cronaca/2017/06/22/news/fuga-capitale-perche-le-imprese-stanno-lasciando-roma-1.34587585

https://www.ilfoglio.it/politica/2018/07/18/news/la-fuga-di-capitali-dalla-capitale-e-la-grandeur-del-sindaco-206220/

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