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Ogni primavera, l’Europa si sintonizza sulla diretta dell’Eurovision song contest, una specie di concorsone canoro di musica molto pop (e molto kitch, al limite del trash), cui partecipano i cantanti più popolari di ogni paese europeo. Per l’Italia partecipa il vincitore del festival di Sanremo. Quest’anno però all’appello mancherà un Paese: l’Ungheria di Victor Orban, il cui governo ha fatto sapere che il non parteciperà al concorso.

Le ragioni ufficiali non sono state rese note, ma secondo indiscrezioni a rendere l’Eurovision poco gradito al governo e ai media (che sono controllati dal governo) ungheresi, per l’atmosfera molto gay friendly che vi si respira. Secondo alcune fonti anonime che hanno parlato con la stampa, la manifestazione sarebbe considerata troppo gay per il gusto del governo di estrema destra e dei capi dei media pubblici che, ormai da tempo, stanno cercando di promuovere una cultura decisamente tradizionale e conservatrice in temi di diritti civili.

Oltre a questo, però c’è un altro tema che l’Eurosong contest promuove e che, ci permettiamo di ipotizzare, sia molto più indigesto a Orban di quanto lo sia qualche cantante e starlette dichiaratamente omosessuale. L’Eurovision song contest promuove il sentimento pro-europeo, si prende la briga di far sentire, anche solo per una sera, tutti gli europei uniti nello stesso gioco, a guardare lo stesso spettacolo, a sentire le stesse canzoni. Questo, per Orban che con l’UEFA ai ferri parecchio corti, è decisamente inaccettabile.

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