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Domenica scorsa ha compiuto 109 anni e non ha rinunciato a festeggiare: lo ha fatto però secondo le regole, perché per Luisa Zappitelli, cittadina di spicco di Città di Castello, il rispetto delle regole e la convivenza civile sono il pane della vita, insieme alla fede incrollabile. Una delle donne più anziane d’Italia (il record è al momento della siciliana Maria Oliva, che ha 111 anni) quattro giorni fa si è affacciata al balcone e ha voluto ringraziare tutti per gli auguri. Lo ha fatto sfoggiando la mascherina, anche se era ben lontana da chi le faceva festa sotto casa: “Sono sopravvissuta alla spagnola, all’asiatica e a una polmonite. Questo coronavirus non mi fa paura – racconta al telefono a La Repubblica, aiutata dalla figlia Anna Ercolani, che le sta accanto e le ripete le domande quando non sente bene – ma bisogna rispettare le regole”.

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Della “Grande influenza”, che tra il 1918 e il 1920 uccise decine di milioni di persone nel mondo, la signora Zappitelli, che all’epoca aveva 7 anni, ricorda: “Tutta la famiglia era a letto, con mia nonna, che era già molto anziana, che ci accudiva tutti distribuendo scaldini e zuppe calde. Ma eravamo tutti insieme – dice –, invece adesso quando vedo alla televisione quelle povere persone da sole, o nelle case di riposo, mi viene tanta tristezza. Quanto è brutto morire da soli! Io sono fortunata, perché ho i miei figli, i miei nipoti. Uno è anche medico e mi controlla sempre. E poi ho con me il Signore, lo prego sempre e so che se c’è Lui posso stare tranquilla”.

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La preoccupazione, per la signora Zappitelli, è di non poter fare di più per gli altri. “Quando ho sentito quello (si riferisce al presidente della Liguria Toti, n.d.r ) che ci diceva che siamo inutili mi sono proprio arrabbiata. I nonni si prendono cura dei nipoti, li accompagnano ovunque e ci sono quelli che danno i soldi ai figli, come si fa a dire che non siamo produttivi?”. La figlia Anna interviene: “Bisognerebbe legarla perché stia ferma, fosse per lei farebbe ancora tutto da sola. Quando si preoccupa perché ci prendiamo cura di lei mi dice ‘Perché non mi mettete in un posto dove ci sono quelli come me?’ e mi tocca spiegarle che anziani come lei non ne esistono…”.

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La passione civile infiamma l’ultracentenaria. “Eh, questi politici sono prepotenti e la gente li imita, si rivolta contro l’autorità. È giusto ribellarsi alle ingiustizie, ma bisogna rispettare le regole. Quando ero giovane i padroni facevano i prepotenti. Una volta avevo prestato una collanina a un’amica ed eravamo andate a ballare. Il padrone la aggredì dicendo che l’aveva rubata, ma io non sono stata zitta. I padroni se ne approfittavano, per fortuna mio padre ci ha fatto studiare”. La sua terza elementare, in un’epoca in cui l’analfabetismo, soprattutto tra le donne, era comune e i proprietari terrieri cercavano di non mandare i figli dei mezzadri a scuola, è stata una conquista importante. Come il voto.

Per Luisa la prima regola è andare a votare: lo ha voluto fare anche lo scorso settembre per il referendum costituzionale. “Ero caduta e mi ero fatta un taglio sulla fronte, i miei figli non volevano che andassi, ma non ho mai saltato un voto, dalla prima volta nel 1946. Gli ho detto: ‘Voto con la testa e le mani, non con la fronte!'”. La prima volta non si scorda mai: “Il voto per il referendum tra monarchia e repubblica è stato una conquista. Mi sono sentita potente per la prima volta – ricorda – quando sono uscita dal seggio dove eravamo andate noi amiche insieme, ho detto agli uomini che c’erano lì: ‘Cari uomini, ora comandiamo come voi perché abbiamo votato'”.

 

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