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La Convenzione di Istanbul richiede l’istituzione di una casa rifugio per donne che hanno subito violenza ogni diecimila abitanti. A Roma sarebbero previsti, secondo questo criterio, almeno 300 posti letto; purtroppo ce ne sono solo 25, di cui 14 sono offerti dalla Casa delle Donne Lucha y Siesta di via Lucio Sestio 10. Si tratta di uno spazio di proprietà dell’Atac occupato da 12 anni da un gruppo di attiviste per offrire assistenza alle donne violentate e che il Comune di Roma vorrebbe sgomberare, tant’è che lo scorso martedì l’Acea ha tentato di staccare gas e luce.

Avviso ai Naviganti ha intervistato lo scorso giovedì Chiara Franceschini, una delle responsabili della Casa.

«In 12 anni di vita abbiamo organizzato un presidio sociale radicato nel territorio dove, oltre a offrire assistenza psicologica e sostegno alla ricerca di lavoro, sperimentiamo l’auto-organizzazione delle donne, la condivisione e la comunità», ci ha raccontato. Del resto, «la prima causa di cui si nutre la violenza è l’isolamento, dunque noi cerchiamo di riconnettere le relazioni personali per le donne». Nel centro si svolgono anche attività di natura controculturale (rassegne teatrali e cinematografiche), essendo la violenza maschile sulle donne «principalmente un problema culturale».

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UNO STATO POCO ATTENTO ALLE DONNE

Chiara ci ha tenuto anche a contrastare l’immagine che il Comune sembra dare di quest’esperienza: «Non siamo solo un tetto sulla testa per persone in difficoltà come semplifica la giunta Raggi. Quello che in generale fa Stato fa è insufficiente, noi sopperiamo a una mancanza». E il fatto che Lucha y Siesta offra da sola più della metà dei rifugi per donne violentate di cui Roma dispone «fa emergere un dato chiaro: c’è un profondo scollamento tra le necessità della popolazione romana e chi governa la città. Continua a essere messo al centro il profitto piuttosto che la vita delle persone».

Ad ogni modo, qualche appoggio politico è arrivato: «Di recente abbiamo trovato una sponda nella regione Lazio, in particolare nell’assessora Giovanna Pugliese e nella consigliera Marta Bonafoni».

Nonostante il tentativo di distacco delle utenze, é ancora possibile andare anche adesso alla Casa Lucha y Siesta, in qualunque momento. Lo sportello di assistenza psicologica è però aperto il martedì e il giovedì dalle 17 alle 20.

ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA:

 

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