Boris Johnson
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Londra non pagherà i 39 miliardi di sterline dovuti all’Ue in caso di Brexit senza accordo. Ad annuciaro da Biarritz, in pieno G7, è il nuovo primo ministro londinese Boris Jhonson. “Non è una minaccia” dice, “ma una realtà di fatto”. E a spalleggiarlo trova, manco a dirlo, Donald Trump.

Mentre a Londra il suo staff lavora per fare in modo che il parlamento possa riunirsi solo il 9 settembre, di rientro dalle ferie e chiudersi il giorno dopo fino al 31 ottobre. “Cerchiamo di essere chiari, penso che al momento ci sia una ragionevole possibilità che avremo un accordo”, ha dichiarato Johnson, dicendosi “ottimista“, ma, ha continuato, “se usciremo senza un accordo, è certamente vero che i 39 miliardi di sterline non sono più, a rigor di termini, dovuti. Ci saranno somme molto consistenti disponibili per il nostro Paese da spendere per le nostre priorità. Non è una minaccia. E‘ una semplice realtà di fatto“.

Insomma, Io so’ io e voi…

Oggi nel Parlmaneto Britannico si voterà un importante provvedimento sulla Brexit. Se Boris Johnson otterrà un voto non gratito è pronto a chiedere le elezioni anticipate per il 14 ottobre.

Il voto riguarda una legge proposta da un gruppo di parlamentari sia laburisti sia conservatori, che se approvata obbligherebbe Johnson a trovare un accordo con l’Unione Europea per Brexit al consiglio europeo di ottobre, oppure a chiedere un rinvio della data del 31 ottobre, quella prevista per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. È una legge pensata per evitare una Brexit senza accordo, considerata un’eventualità disastrosa da molti osservatori, ma che è lo scenario più probabile e quello auspicato da Johnson.

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