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La partita di circa 25mila camici sequestrati alla Dama, l’azienda al centro del caso che vede coinvolto il governatore della Lombardia Attilio Fontana, è completa. I camici, ora custoditi come corpo del reato, costituiscono il lotto non consegnato ad Aria, la centrale d’acquisto della Regione Lombardia, della fornitura prevista di 75mila pezzi. La guardia di finanza ha anche sequestrato documentazione contabile e corrispondenza.

Dama il 16 aprile aveva ottenuto, senza gara, una commessa per produrre 75mila camici in cambio di 500mila euro. Commessa che il 20 maggio si trasforma in una donazione da parte di Dini, che invia una email in tal senso ad Aria.

Il giorno precedente, però, da quanto è emerso dalle indagini, il governatore Fontana ha cercato di far arrivare al cognato un bonifico da 250mila euro, a parziale compensazione dello sforzo fatto per produrre materiale sanitario. Il bonifico però è stato bloccato da “Unione fiduciaria”, che gestisce per conto di Fontana un conto in Svizzera sul quale sono stati depositati i fondi che il governatore nel 2015 ha “scudato”.
La Dama aveva consegnato circa 50mila camici e non tutto il quantitativo pattuito. L’azienda ha poi cercato di vendere i 25mila camici prima ad Aria al prezzo di 9 euro l’uno (contro i 6 offerti dalla centrale acquisti del Pirellone) e poi allo stesso prezzo a una casa di cura nel Varesotto. Questi affari  non sono andati a buon fine.

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