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Le ultime notizie che vengono da Torino e più precisamente dal Salone del Libro (dal 9 al 13 maggio al Lingotto, ndr) testimoniano una tensione polarizzata sui temi legati all’antifascismo.
In molti tra gli scrittori previsti nella quattro giorni torinese hanno rinunciato, a causa della presenza di uno stand della casa editrice Altaforte, molto vicina a Casapound, che ha da poco pubblicato il libro intervista “Io sono Matteo Salvini – Intervista allo specchio” e che ha, tra i tanti prodotti esposti sul proprio sito internet, anche la rivista “Il primato nazionale”. Al consulente del Salone Christian Raimo, che ha rinunciato al suo incarico ma che parteciperà da privato cittadino, si sono aggiunti il collettivo Wu Ming, lo storico Carlo Ginzburg e Zerocalcare. “In effetti ho annullato tutti i miei impegni al Salone del libro di Torino – scrive su Facebook il fumettista– sono pure molto dispiaciuto, ma mi è davvero impossibile pensare di rimanere 3 giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli, incrociarli ogni volta che vado a pisciare facendo finta che sia tutto normale”.
La prima a dissociarsi dalla casa editrice di Via Pontida a Cernusco sul naviglio è stata
Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi, a Torino per presentare “La Gabriella in bicicletta”, di Tina Anselmi. “ La mia rinuncia è legata all’intollerabile presenza al Salone della casa editrice Altaforte che pubblica volumi elogiativi del fascismo oltreché la rivista Primato nazionale, vicina a CasaPound e denigratrice della Resistenza e dell’Anpi stessa”.
Ma è veramente e dichiaratamente fascista l’Altaforte? Leggendo le parole del suo editore, non ci sono grossi dubbi: “ Sono fascista nell’unico senso possibile – ha confessato a Radio 2. “L’antifascismo è il vero male di questo Paese”.
Disertare un evento perchè si è in aperto dissenso con le idee, al limite della legalità, di un partecipante potrebbe però non essere il modo più efficace per affrontare il problema – astutamente infuocato nelle ultime settimane da social di profili istituzionali e non. “Se CasaPound mette un picchetto nel mio quartiere che faccio, me ne vado dal quartiere?“
A chiederselo è Michela Murgia, scrittrice, che nei giorni scorsi aveva combattuto tweet a tweet con Salvini, a colpi di curriculum. “Se Forza Nuova si candida alle elezioni io che faccio, straccio la tessera elettorale e rinuncio al mio diritto di voto? Se la Lega governa il paese chiedo forse la cittadinanza altrove? No. Non lo faccio. E non lo faccio perché da sempre preferisco abitare la contraddizione piuttosto che eluderla fingendo di essere altrove. Per questa ragione al Salone del libro di Torino io ci andrò e ci andranno come me molti altri e altre. Lo faremo non ‘nonostantè la presenza di case editrici di matrice dichiaratamente neofascista, ma proprio ‘a motivo‘ della loro presenza”.

E forse la partecipazione e la libera espressione sono il modo migliore per rendere giustizia al Salone del Libro.  In una città Medaglia d’oro al valore per la Resistenza come Torino, dare a tutti la medesima opportunità di esprimersi sarebbe l’ennesimo compimento dei motivi per i quali si è combattuto decenni fa. E chissà che proprio lasciando a tutti la libertà di esprimersi e di essere ascoltati, non emergano da sole tutte quelle contraddizioni basilari che chi si dichiara fascista nel 2019 porta con sé. Evitando magari di concedere – a titolo puramente gratuito – tutta questa enorme pubblicità ad una piccola realtà editoriale.

 

 

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