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Che i Fridays for future non si facessero spaventare dall’immobilismo del paese era indubbio. La preoccupazione verso l’innalzamento delle temperature non va in vacanza e neanche la protesta giovanile. Nel giorno simbolo della protesta scelto da Greta Thunberg, lo sciopero globale contro il cambiamento climatico continua e si rinnova. E’ anche vero che nonostante le limitazioni materiali che ci costringono a speculare a casa, i Fridays For future italiani e globali si sono mossi per mantenere viva l’attenzione.

Il Giorno della Terra

Proprio il 22 Aprile era infatti il Giorno della Terra. Una ricorrenza istituita nel 1970, quando il dibattito ambientale era entrato nella casa dell’Ue e prima che i partiti verdi facessero la comparsa negli altri stati cugini. Oggi più che mai, questa ricorrenza ci ricorda quanto l’interdipendenza tra le economie mondiali sia solamente la faccia di un mondo che vive in ecosistemi interdipendenti. Che la diffusione del Covid sia esacerbata da problemi di carattere climatico è stato sottolineato dagli ambientalisti. Secondo le stime della FAO tra il 2010 e il 2015 il mondo ha perso in media 6,5 milioni di ettari di foreste l’anno. E tra deforestazione, allevamenti intesivi e inquinamento da particolato la diffusione del Virus ha trovato terreno fertile. La promiscuità tra esssere umano ed ambienti che dovrebbero essere preservati minaccia la tenuta del sistema Terra.

Il caso del wet Market di Wuhan è emblematico nello spiegare come la commistione tra animali ed esseri umani ha portato alla Zoonosi del Sars-Cov2. Il Virus ha infatti compiuto un salto di specie per adattarsi agilmente all’organismo umano e causare la più grande cesura storica del nuovo millennio. E con le conseguenze tangibili di un sistema mondo in cui non solo le merci, ma anche le persone viaggiano in maniera spasmodica ed inquinante, appare più chiaro come le emissioni dell’industria cinese non siano solamente un problema asiatico.

L’interdipendenza

In questo scenario, mai come ora c’è bisogno di una forza innovativa e tenace come i Fridays for future. Il martellante messaggio che ora gridano dalla loro Cameretta tour è che la possiblità di tornare a vivere la normalità non è pensabile. I ragazzi (e non solo) hanno tenuto vivo il focus sul problema ambientale sostenendo il dibattito. Attraverso webinar e incontri di discussione online hanno messo in pratica un ponte intellettuale importantissimo. Hanno cercato infatti di  collegare il macro tema ambientale con altre questioni intersezionali. Il riconoscimento dello status di rifugiati ai migranti climatici, la minore possibilità di acceso delle donne alle risorse nei paesi svantaggiati, creano disuguaglianze di genere e di prosperità che vedono la Terra come il grande fondale del disastro.

Sarà proprio solo rendendoci conto di quanto il pianeta che ci ospita sia il centro chirale di tutte le azioni ed abitudini umane che tutti cominceranno a lottare Speriamo presto unendo anche i corpi, in segno di potesta.

Il più grande Digital Strike di sempre

E dato che lo sciopero globale continua, come potevano i Fridays reinventare una modalità di riunione che aggirasse i divieti ministeriali? Beh, online!! Il più grande Digital Strike a cui avete mai partecipato è oggi realtà. I ragazzi hanno infatti reinventato il loro consueto appuntamento del Venerdì davanti a Palazzo Chigi in formato digitale. Dalle 10 di questa mattina ci si poteva infatti registare in una sorta di reltà virtuale delle manifestazioni. Scrivere un cartello, aggiungere qualche hashtag e geolocalizzarsi sotto alla sede del Governo. Tranquilli, non è il futuro delle manifestazioni, nè una versione di impegno civile su Habbo. Piuttosto è la possibilità di 160 paesi del mondo di cementare nuovamente le forze con un unico messaggio: la giustizia climatica. In un epoca in cui i paesi richiudono i confini e l’universalità del linguaggio scientifico sembra trovare nemici anche tra le compagini governative ( vedi Trump) i giovani ridefiniscono un fronte internazionale comune.

Un’azione comune

L’azione deve essere comune. Perchè anche la risposta scoordinata alla pandemia non fa ben sperare per una vicina catastrofe climatica. Lo sciopero globale per il clima non può fermarsi. Gli anni per mantenere l’innalzamento delle temperature globali di1,5° si sono ridotti di due. Abbiamo 8 anni per impedire che il Pianeta collassi su sè stesso.

La risposta a questa emergenza sanitaria ci dovrà far riflettere. Già in questa crisi, un paese come l’America, che ha fondato le relazioni di cooperazione internazionale come pilastro del progresso, ha rivelato tutta l’inadeguatezza del proprio chiudersi dietro le frontiere. Trump si chiude nel sovranismo spietato comprando l’esclusiva di un vaccino tedesco ed impedendone l’accesso a persone di altra nazionalità. Paesi dell’Unione europea minacciano la fuoriuscita. Non sarà il sovranismo a consegnarci il pane quando i campi rimaranno aridi ed alcune zone del pianeta non saranno più abitabiili. Non sarà chiudere i porti, nè nelle nostre case con aria condizionata a consegnarci un futuro.

Per ora i Fridays for future non si fermano, e neanche lo sciopero globale.

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Claudia Comandini

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