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Una donna di 81 anni, di Perosa Argentina, in val Chisone, è ricoverata, dalla settimana scorsa, in gravi condizioni nell’ospedale di Rivoli, a causa di un infarto.

Una situazione che avrebbe potuto essere nettamete migliore, spiegano i familiari, se la donna fosse stata visitata di persona dal medico di base o dalla guardia medica. Invece, dopo una serie di “visite telefoniche” l’anziana per due giorni è stata “curata”, come da prescrizione del medico di base, con tachipirina. A denunciare questa situazione è la figlia, Silvia G., che per ora ha fatto una segnalazione all’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Asl.

“E’ inaccettabile – racconta la figlia – una situazione simile. Mia madre, mercoledì 14, durante la notte, accusa forti dolori allo stomaco e al petto, vomita e perde anche i sensi. Mi chiama verso le ore 5 e io, poco dopo, telefono alla guardia medica. Spiego i sintomi di mia madre ma il dottore mi dice che, se continua a star male, devo contattare il mio medico di base”.

Alle 8,30 Silvia G. fa come le è stato detto: telefona al medico di base della madre, una dottoressa, che chiede alla donna se la madre abbia la febbre, poi chiede di parlare direttamente con lei. L’anziana spiega cos’è accaduto e come si senta, e il medico le consiglia di prendere una tachipirina. “Ho detto alla dottoressa che mia madre non aveva la febbre – prosegue Silvia G. –  ma ho eseguito quanto richiesto somministrando una tachipirina a mia madre. Preso il farmaco, a mia madre si riducono i dolori però, finito l’effetto, sta nuovamente male. Richiamo il medico di base, spiego nuovamente tutto, e la dottoressa chiede ancora di parlare con mia madre al telefono. La soluzione è ancora tachipirina. E aggiunge che se i dolori persistono bisogna portare mia madre al pronto soccorso”.

La tachipirina riduce i dolori ma non risolve il problema. Il giorno dopo ancora vomito e la donna accusa altri sintomi, compresa la dissenteria. “Considerato che la dottoressa non ha mai visitato mia madre – racconta ancora la figlia – e l’unica soluzione fornita da lei era la somministrazione della tachipirina, ero convinta che si trattasse di una forma di influenza intestinale. Io non sono un medico. Mi sono fidata della dottoressa e ho continuato a darle la tachipirina.”

Venerdì la situazione precipita. La donna ha difficoltà respiratorie e la figlia richiama il medico di base che invita la donna a portare la madre all’ospedale di Pinerolo, al pronto soccorso: “Quando il medico del pronto soccorso mi ha detto che mia madre aveva un infarto esteso non ci volevo credere. Tre giorni con un infarto e curata con tachipirina. Mai una visita a domicilio, neppure una richiesta del medico curante di passare nel suo studio. Adesso mia madre ha già subito due interventi chirurgici all’ospedale di Rivoli ed è molto grave. Non è giusto, non si può pensare che esista solo il Covid. Mia madre avrebbe potuto patire conseguenze minori se fosse stata visitata e invece la “visita” è stata solo quella telefonica. La mia rabbia è diventata ancora più grande quando ho informato la dottoressa e lei mi ha detto che io non avevo specificato che mia madre aveva mal di stomaco”

Per il momento la signora Silvia ha presentato un reclamo all’Ufficio relazioni con il pubblico e chiede che questa vicenda non passi sotto silenzio. “Se non si prendono provvedimenti – conclude – quanto accaduto a mia madre potrebbe succedere ad altri. Dico solo che abbiamo il diritto di essere vistati “fisicamente” da un medico e non con “consulti telefonici”. Già in val Chisone ci hanno ridotto i servizi sanitari ma quanto accaduto a mia madre non è giustificabile. Per fortuna ho trovato medici splenditi all’ospedale di Pinerolo e in quello di Rivoli e a loro, al personale sanitario, sono veramente grata”.

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