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L’Ilva, l’industria italiana dell’acciaio è un simbolo di tutto il malcostume burocratico e giuridico della legge italiana, che possiamo riassumere così: “Sopra la Politica indecisa, la magistratura campa…”   È una classica vicenda di ordinaria follia italiana. L’esproprio senza indennizzo dell’azienda alla famiglia Riva rimarrà per sempre una macchia per tutto il nostro Paese.

I problemi ambientali:   negli ultimi 45 anni l’Ilva è stata gestita dai Riva per 15 e dallo Stato italiano per 30. Le responsabilità andrebbero dunque ripartite. Inoltre nel 2014, quando l’azienda è stata commissariata dallo Stato, i Riva lasciavano un patrimonio netto di quattro miliardi. Questo patrimonio è stato disintegrato e lo Stato ci ha rimesso un altro miliardo: quindi in cinque anni i commissari hanno generato perdite per cinque miliardi. Cose da pazzi.

Due anni di Commissariamento per far fallire l’azienda? 

In quale altro paese del mondo si fa una legge per attuare un commissariamento ambientale (che non esiste nell’ordinamento giuridico) di due anni e poi in quei due anni si fa fallire l’azienda per ottenere l’esproprio senza indennizzo?

In quale altro paese del mondo una procura come quella di Taranto viene stigmatizzata dalla Corte costituzionale per aver impugnato un decreto governativo e poi si spinge a sequestrare l’intero patrimonio dei Riva e riceve in risposta dall’Alta corte la cancellazione «senza rinvio» del provvedimento, perché «abnorme» e «fuori dall’ordinamento»?

In quale altro paese del mondo una Regione e un Comune ricorrono al Tar contro l’Aia del governo, discettano di decarbonizzazione, che prevede l’impiego di grandi quantità di gas, e poi impediscono la realizzazione del Tap (il Gasdotto trans-Adriatico che permette l’afflusso di gas naturale in Italia dall’area del Mar Caspio, ndr)?

L’inizio della Vicenda Giudiziaria

La vicenda attuale di Ilva inizia il 3 febbraio 2012, quando l’allora  procuratore capo di Taranto Franco Sebastio  scrive all’allora ministro dell’Ambiente Clini, al governatore della Puglia Vendola, al sindaco di Taranto Stefàno e al presidente della provincia Florido, per chiedere quali iniziative intendano assumere a seguito dei risultati molto allarmanti della perizia epidemiologica disposta dalla giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco, che prova l’altissimo livello di inquinamento dell’area circostante l’Ilva.

L’inchiesta prima della pensione:

Dopo tanti anni alla guida della Procura di Taranto, il procuratore capo Franco Sebastio alla vigilia della pensione si accorse che Ilva inquinava e decise di avviare l’inchiesta “Ambiente svenduto”. Poi chiese il posticipo della pensione, poi si candidò sindaco, poi perse e fece l’assessore. Ora è il presidente della più grande impresa di ristorazione delle mense pubbliche pugliesi, quella che secondo l’indagine in corso a carico di Michele Emiliano gli avrebbe pagato la campagna elettorale delle primarie.

Un Inchiesta naufragata e l’assoluzione di Riva 

Al processo ci sono Ilva 40 imputati, di cui uno nel frattempo morto, e mille (di numero) richieste di parte civile. A oggi siamo ancora al dibattimento delle centinaia di teste al primo grado. Chi sta seguendo il processo, pochissimi, ma tutti grazie a Radio radicale, sa che le accuse si stanno sgretolando udienza dopo udienza. Grida vendetta per esempio cio che è accaduto all’avvocato milanese Francesco Perli, difensore dei Riva. Accusato di concussione in concorso con Nichi Vendola ai danni dell’ex direttore
 dell’Arpa Giorgio Assennato (grazie ai suoi dati il processo ha potuto prendere il via, ironia della sorte è tra gli imputati).

Il solito taglia e cuci delle intercettazioni

Non è la prima volta che accade nel processo Ilva. In precedenti udienze, i difensori degli imputati hanno evidenziato
 senza mezzi termini “atti creativi e
 additivi” riferendosi a frasi contenuti nelle trascrizioni ma 
inesistenti nell’audio.

Una di queste
 ha rappresentato un elemento 
fondamentale nell’emissione del
 provvedimento di custodia cautelare 
in carcere nei confronti dell’allora Presidente della Provincia Gianni Florido. La sua giunta diede le dimissioni, il giorno dopo fu scarcerato, ma il consiglio era ormai sciolto. La volontà popolare sovvertita da un ordine preventivo della magistratura. Quasi sicuramente errato. Una carriera politica interrotta. Come l’avvocato Perli in quei giorni sulle cronache come il peggior assassino. Nessuno ha raccontato dell’errore dell’intercettazione.

Non è un mistero come funziona la magistratura nel nostro paese. Lo stesso gip ha impugnato lo scorso febbraio davanti alla Corte costituzionale il decreto sull’immunità (la vera ragione per cui il parlamento l’ha tolto) dopo che sua moglie è stata nominata segretario generale della provincia di Taranto dal Presidente di Forza Italia scelto da Michele Emiliano. Sicuramente una coincidenza.

Ecco, il ruolo di Michele Emiliano in tutta la faccenda Ilva per fortuna è ininfluente. A parte i ricorsi, tutti persi. Dopo aver provato a sciacallare sulla pancia dei poveri tarantini giustamente preoccupati cavalcando le loro paure e alimentando terrorismo ambientale, diffondendo immagini fasulle di bambini con la maschera antigas, al pari dei professori di italiano dell’associazione “Hatelink” che si ergono a scienziati diffondendo dati a convenienza, gli stessi che non hanno ancora chiesto scusa per aver detto che la Xylella era un complotto. Sono sempre loro, e ancora gli danno credito.

Lo scudo penale, ovvero come difendersi dalla magistratura

Oggi non è in discussone un finanziamento, una proroga o una concessione. Ma uno scudo dalla magistratura. Non è su queste pagine che serve ricordare ciò che è questo potere in Italia, quante persone, famiglie, imprese, sono state mandate sul lastrico per populismo penale o vanità dei pm.

I Numeri dell’Acciaio in Italia ed in Europa:

L’Europa nel 2017 ha esportato negli Usa 5,5 milioni di tonnellate di acciaio. L’Italia 500 mila tonnellate, per un valore che supera i 400 milioni di dollari. Non tantissimo, ma neanche pochissimo. Per fortuna la struttura dei prezzi interni americani al momento è talmente alta che possiamo reggere ai dazi. Un coils a caldo che in Europa si vende a 600 dollari, negli Usa supera i 950 dollari e potrebbe raggiungere i mille. Il nostro acciaio dunque, anche dopo l’applicazione dei dazi, resta più conveniente.

A chi converrebbe la chiusura dell’ILVA?

l’Ilva di Taranto è il più grande impianto siderurgico d’Europa, una ricchezza nazionale non solo per i 16-17 mila dipendenti che ruotano attorno in un modo o nell’altro allo stabilimento, ma per tutta la nostra economia. L’Ilva vale l’1 per cento del Pil nazionale e i suoi clienti sono parte integrante del tessuto industriale del Nord, perché la trasformazione è tutta qui.
Se l’Ilva chiudesse Sarebbe un disastro per la filiera della trasformazione del metallo e faremmo la fortuna di tutti gli altri paesi europei e dell’oligopolio siderurgico ingenerale.

I concorrenti europei: In Europa si produce troppo acciaio. Se l’Ilva chiudesse, svanirebbero in un colpo solo 10 milioni di tonnellate di acciaio e tutti i costi sociali di questo stravolgimento dovrebbero pagarli solo i contribuenti italiani. I nostri partner europei stapperebbero bottiglie di champagne. 

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